Una dipendente arrestata in flagranza e poi rimessa in libertà, l’altra indagata. L’indagine dei Carabinieri ha ricostruito almeno 35 sottrazioni di banconote dal centro di smistamento di Padova
Un sistema di sottrazione di denaro dalla corrispondenza postale destinata alla Banca d’Italia è stato scoperto al termine di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Padova. Nel mirino degli investigatori sono finite due dipendenti di Poste Italiane in servizio presso il centro di smistamento della Città del Santo.
Nella sera del 20 febbraio scorso, i militari del Nucleo Operativo Antifalsificazione Monetaria dei Carabinieri di Roma, con il supporto del Nucleo Investigativo del Comando provinciale di Padova, hanno arrestato in flagranza una dipendente di 48 anni con l’accusa di peculato continuato. La donna è stata fermata al termine del turno di lavoro e, durante la perquisizione personale disposta dall’autorità giudiziaria, è stata trovata in possesso di due banconote, una da 20 euro risultata falsa e una da 50 euro autentica, che secondo gli investigatori sarebbero state sottratte poco prima da alcune raccomandate in lavorazione.
Secondo quanto ricostruito, le buste contenevano banconote segnalate come sospette di falsità e inviate dagli istituti bancari alla Banca d’Italia per le verifiche del caso. In ragione del suo ruolo nel centro di smistamento, la dipendente avrebbe avuto accesso diretto alla corrispondenza, approfittando della situazione per appropriarsi del denaro.
Al termine delle formalità di rito la donna è stata posta agli arresti domiciliari, misura poi revocata alcuni giorni dopo: il 23 febbraio il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Padova, dopo aver convalidato l’arresto, ne ha disposto la rimessione in libertà.
Nel corso della stessa operazione è stata indagata anche un’altra dipendente dello stesso centro di smistamento. Durante la perquisizione nella sua abitazione i militari hanno sequestrato biglietti augurali, lettere, piccoli gadget e 680 euro in contanti in banconote di vario taglio, ritenuti dagli investigatori presumibilmente provenienti dalla corrispondenza trattata sul posto di lavoro.
L’indagine era partita nel luglio 2025 da una segnalazione del Centro nazionale di analisi della Banca d’Italia di Roma, struttura incaricata di raccogliere e classificare le banconote euro sospette di falsità ritirate dalla circolazione. Alcune filiali del gruppo bancario Intesa Sanpaolo del Triveneto avevano infatti segnalato che diverse raccomandate contenenti banconote da verificare arrivavano a destinazione prive del denaro indicato nei verbali di invio.
Il fenomeno, oltre a rappresentare un danno economico, rischiava di compromettere il sistema di controllo delle banconote sospette. Da qui l’avvio delle indagini, condotte con il supporto dell’ufficio Fraud Management e Security Intelligence di Poste Italiane, che hanno permesso di individuare nel centro di smistamento di Padova il punto critico della catena di gestione della corrispondenza.
Gli accertamenti tecnici e investigativi hanno consentito di documentare almeno 35 episodi di sottrazione di banconote da plichi destinati alla Banca d’Italia, oltre a numerose aperture di altra corrispondenza ordinaria.


