La struttura dovrà contrastare le infiltrazioni criminali, tutelare imprese e lavoro e sostenere i Comuni nella gestione dei beni confiscati. Stefani: “La legalità non è un principio astratto, ma una responsabilità concreta”
Il Veneto rafforza il proprio impegno nella lotta alla criminalità organizzata con la nascita della nuova Unità organizzativa regionale per il contrasto alle mafie e la valorizzazione dei beni confiscati. Alla guida della struttura è stato individuato il tenente colonnello Enrico Risottino, ufficiale dell’Arma dei Carabinieri oggi in quiescenza, con oltre quarant’anni di esperienza professionale maturata sul campo.
La presentazione della nuova struttura è avvenuta nel corso di un incontro presso Veneto Strade, alla presenza del presidente della Regione Alberto Stefani, della Giunta regionale, dell’assessore allo Sviluppo Economico Massimo Bitonci e dello stesso Risottino.
“La legalità non è un principio astratto, ma una responsabilità concreta che le istituzioni devono esercitare ogni giorno – ha dichiarato il presidente della Regione Veneto –. Con questa nuova Unità vogliamo rafforzare la capacità della Regione di prevenire e contrastare le infiltrazioni della criminalità organizzata e, allo stesso tempo, sostenere concretamente i territori e le amministrazioni comunali che ogni giorno sono impegnati nella difesa della legalità”.

L’incarico a Risottino non comporta oneri per la Regione. Nel corso della sua lunga carriera nell’Arma dei Carabinieri, il tenente colonnello ha operato anche nel Raggruppamento Operativo Speciale (ROS), ha guidato i Nuclei Investigativi di Trento e Venezia e, da ultimo, ha comandato il Gruppo Carabinieri per la Tutela Ambientale e la Sicurezza Energetica di Venezia.
Un presidio anche per imprese e lavoro
La nuova Unità non avrà soltanto un compito di contrasto alle infiltrazioni criminali, ma dovrà diventare anche un punto di riferimento per il sistema economico regionale. La legalità, infatti, viene indicata dalla Regione come uno strumento per tutelare le imprese sane, il lavoro e la libera concorrenza.
“La legalità è una politica di tutela delle imprese, del lavoro e della libera concorrenza. La nuova Unità organizzativa regionale antimafia rappresenta un ulteriore presidio per proteggere il sistema economico veneto dalle infiltrazioni criminali”, ha dichiarato l’assessore regionale allo Sviluppo Economico, Massimo Bitonci, al termine dell’incontro di Veneto Strade.
Il tema riguarda un tessuto produttivo particolarmente ampio. “Rafforzare la prevenzione – ha sottolineato Bitonci – è particolarmente importante in un territorio con oltre 414 mila imprese attive. La criminalità organizzata altera la concorrenza, penalizza le imprese sane e mette a rischio lavoro e investimenti. Per questo è fondamentale rafforzare la collaborazione tra istituzioni, forze dell’ordine, enti locali, associazioni di categoria e sistema produttivo”.
La Regione dispone già degli strumenti previsti dalla normativa antimafia, ma l’obiettivo è aumentare ulteriormente la capacità di individuare e prevenire possibili infiltrazioni. In questo quadro, la nuova Unità dovrà dialogare anche con il mondo produttivo.
“La Regione applica già gli strumenti previsti dalla normativa antimafia – ha aggiunto l’assessore – ma dobbiamo continuare a potenziare la capacità di prevenire e contrastare le infiltrazioni. La nuova Unità dovrà essere anche un punto di riferimento per il sistema produttivo: la legalità non è un ostacolo burocratico, ma una condizione per una competizione corretta e per la crescita delle imprese sane“.
Il raccordo tra istituzioni e territori
Uno degli obiettivi della nuova struttura sarà rafforzare il collegamento tra la Regione, le amministrazioni locali, le forze dell’ordine e gli altri soggetti impegnati nella tutela della legalità. L’intento è rendere più efficace la prevenzione delle infiltrazioni e diffondere una maggiore cultura della trasparenza.
Un ruolo importante sarà riservato anche ai beni confiscati alla criminalità organizzata. L’Unità affiancherà gli enti locali e le realtà del Terzo settore nelle attività necessarie per accedere a questi patrimoni, riutilizzarli e gestirli.
L’obiettivo è trasformare ciò che è stato sottratto alla criminalità in una risorsa per le comunità: beni che possono tornare a disposizione dei cittadini attraverso progetti e attività di interesse pubblico. “La nostra Regione vuole essere al fianco dei Comuni, degli enti e delle realtà del Terzo settore che scelgono di dare una nuova vita ai beni confiscati – ha concluso il presidente Stefani –. Restituire questi beni ai cittadini significa dimostrare, con fatti concreti, che lo Stato e le istituzioni sono più forti della criminalità”.
Bitonci ha infine rivolto un ringraziamento a Risottino per il nuovo incarico, sottolineandone il percorso professionale nell’Arma dei Carabinieri. “La sua esperienza nell’Arma dei Carabinieri sarà preziosa per rafforzare l’azione di prevenzione e la tutela dell’economia veneta“.



