Stefani: “Ricordare oggi le vittime innocenti di quell’orrenda giornata di guerra sarebbe un gesto inutile se non fosse illuminato dal desiderio che ovunque cessi la violenza”
A ottantadue anni dal tragico bombardamento di Treviso del 7 aprile 1944, avvenuto nel giorno di Venerdì Santo, il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, ha ricordato una delle pagine più drammatiche della storia cittadina. “A distanza di ottantadue anni dal primo tragico bombardamento di Treviso, le immagini della città, devastata da lutti e distruzione, parlano ancora oggi. Sono un potente monito di pace in questo momento storico segnato dal dilagare delle guerre in tutto il mondo; un invito a non sottrarsi da un’ostinata ricerca della pace”, ha dichiarato.
Il bombardamento, che in pochi minuti causò almeno 1.600 vittime civili e distrusse gran parte del centro storico, è diventato nel tempo il simbolo delle città venete colpite durante la Seconda guerra mondiale.
Nel suo intervento, Stefani ha allargato lo sguardo all’attualità. “Da qualche anno la guerra è riapparsa in Europa, continua a contrassegnare la vita in Medio Oriente e non c’è continente da cui non giungano immagini che confermano come per tantissime persone il dramma della guerra e della violenza terroristica siano una realtà quotidiana – ha proseguito Stefani -. Dai giorni delle rovine di Treviso ancora fumanti, il Veneto ha immediatamente reagito con la rinascita, affidata al senso di solidarietà della sua gente, ansiosa di ricostruire tutto in un clima di progresso sociale e di raggiungere un benessere diffuso senza precedenti. È un grande messaggio che viene dalla nostra storia: il mondo ha bisogno della pace”.
Infine, un pensiero alle vittime e ai testimoni di quel giorno. “Ricordare oggi le vittime innocenti di quell’orrenda giornata di guerra sarebbe un gesto inutile se non fosse illuminato dal desiderio che ovunque cessi la violenza. Rivolgo un pensiero alle vittime e ai testimoni ancora presenti del bombardamento di Treviso e con loro ricordo le sofferenze causate da ogni guerra o forma di violenza”, ha concluso il presidente.



