A Taglio di Po istituzioni e consorzi chiedono lo stop al metano e nuove risorse. Alberto Stefani: “Abbiamo iniziato una serie di incontri per lavorare per il futuro di questo territorio”
Il Polesine torna a chiedere attenzione e risposte concrete sul tema della subsidenza, un fenomeno che continua a segnare profondamente il territorio. È il messaggio emerso dal convegno “Subsidenza, vietato dimenticare”, che si è tenuto a Taglio di Po, in provincia di Rovigo, presso il Museo Regionale della Bonifica Ca’ Vendramin, alla presenza di circa 150 partecipanti tra rappresentanti istituzionali, tecnici ed esponenti del mondo agricolo.
Ad aprire i lavori, in collegamento video, il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani: “Abbiamo iniziato una serie di incontri per lavorare per il futuro di questo territorio che non va considerato come un territorio periferico, ma un territorio straordinario che ha ancora molta potenzialità da dimostrare e di cui la Regione del Veneto deve farsi assolutamente protettrice a 360 gradi. Abbiamo scelto come maggioranza di costruire una filiera interistituzionale che possa creare una sinergia a livello locale, regionale, nazionale ed europeo in grado di obbligare tutti i rappresentanti a una risposta univoca. L’impegno della Regione è massimo.”
L’iniziativa, promossa da ANBI e ANBI Veneto insieme ai consorzi di bonifica Adige Po e Delta del Po, ha posto al centro due richieste precise: abbandonare ogni ipotesi di nuove estrazioni metanifere nel Polesine e riattivare linee di finanziamento per affrontare i danni causati dalla subsidenza.
A delineare il quadro storico e scientifico è stato Francesco Musco, dello IUAV di Venezia nonché presidente di Corila (il consorzio che coordina le ricerche sulla Laguna Veneta): tra il 1938 e il 1964 il Polesine ha sostenuto una quota rilevante della produzione energetica nazionale, con picchi tra il 1960 e il 1961 di 290 milioni di metri cubi annui di gas metano estratti, pari al 40% della produzione italiana. Un’attività che ha avuto un impatto pesante sul territorio, con un abbassamento del suolo che in alcune aree ha raggiunto i 3,5 metri entro la fine degli anni Settanta e che prosegue ancora oggi, seppur più lentamente.
A complicare ulteriormente la situazione è il cambiamento climatico, come evidenziato da Jaroslav Mysiak, professore del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC), che ha sottolineato il doppio effetto dell’abbassamento del suolo e dell’innalzamento del livello del mare.
Il Polesine ha dunque sostenuto l’economia dell’Italia per quasi trent’anni pagando un prezzo che richiede ancora oggi ingenti risorse per la mitigazione. L’ultima significativa linea di finanziamento, la legge 205 del 2017, si è esaurita due anni fa. Nel 2024 l’ultima tranche erogata. Oggi sono i cittadini, attraverso i Consorzi di Bonifica, a dover provvedere ai danni, con l’incubo di nuove estrazioni.
Nel corso dell’incontro, diversi rappresentanti politici hanno espresso impegni concreti. Tra questi Piergiorgio Cortelazzo e Luca De Carlo, che hanno annunciato iniziative per il rifinanziamento della legge sulla subsidenza. L’europarlamentare Flavio Tosi ha invece richiamato la necessità di regolamentare i prelievi di gas nei Paesi oltre l’Adriatico, mentre il senatore Bartolomeo Amidei ha ricordato il proprio impegno contro nuove estrazioni e a favore di risorse per il territorio.
Dal mondo dei consorzi e delle bonifiche è arrivato un messaggio forte e unitario. Francesco Vincenzi, presidente nazionale di ANBI, ha dichiarato: “Il Polesine può essere un motore e un modello economico anche per altri territori che, come aree interne, dimostrano quotidianamente la loro valenza sociale e produttiva. Sappiamo che le risorse economiche non sono infinite, motivo per cui dobbiamo darci delle priorità, obiettivo di questa giornata era evidenziare la problematica della subsidenza, alla luce di scelte che si dovranno fare dal punto di vista energetico per il Paese, ma anche delle risorse della prossima legge finanziaria.”
Per Alex Vantini, presidente di ANBI Veneto, “si parla ciclicamente di riavviare i prelievi di gas in Polesine. Ragioniamo con onestà: anche se estraessimo ogni singola molecola di gas sotto i nostri piedi, le problematiche di carattere energetico del nostro Paese sarebbero lontane anni luce dall’essere risolte. Dobbiamo smettere di rincorrere l’emergenza e iniziare a governare i processi. Il Polesine non chiede assistenzialismo, chiede di non essere danneggiato. Chiede di essere messo nella condizione di rimediare a errori del passato di cui è stato vittima e che qualcuno, oggi, al di fuori di questo territorio, sembra intenzionato a ripetere.”
Roberto Branco, presidente del Consorzio di Bonifica Adige Po, ha sottolineato: “Il Polesine ogni giorno paga il prezzo di scelte fatte nel passato: la subsidenza ha reso questo territorio più fragile e più costoso da difendere. Qui si spendono milioni di euro solo per garantire sicurezza ai cittadini e alle imprese. Per questo chiediamo che lo Stato riconosca questo problema come una responsabilità nazionale, perché il Polesine non può essere lasciato solo a sostenere questo peso. Il Delta del Po non chiede favori, chiede giustizia.”
Sulla stessa linea Virginia Taschini, presidente del Consorzio di Bonifica Delta del Po: “La subsidenza non è un problema tecnico: è un problema sociale, economico e umano che ricade tutto sui cittadini; è un fenomeno dove le responsabilità del passato e le cause naturali, si sommano alle sfide del clima che cambia e ai costi crescenti per la sicurezza idraulica. L’assenza di fondi non cancella il problema: i costi, ancora una volta, sono ricaduti sui cittadini. È quindi indispensabile procedere al rifinanziamento della legge, prevedendo uno stanziamento strutturale e continuativo a copertura di un danno permanente che trae origine dalle estrazioni.”
Molto apprezzato anche l’intervento dell’attore Marco Paolini, che ha richiamato il valore costituzionale della tutela del paesaggio.
Al convegno sono intervenuti, tra gli altri, il prefetto di Rovigo Franca Tancredi, il sindaco di Taglio di Po Layla Marangoni, il presidente del Parco del Delta del Po Moreno Gasparini e i rappresentanti delle principali organizzazioni agricole. A moderare l’incontro è stato Antonio Boschetti, direttore de L’Informatore Agrario.
Dal confronto emerge una richiesta chiara: evitare di ripetere gli errori del passato e garantire al Polesine strumenti adeguati per affrontare una fragilità che non è solo ambientale, ma anche economica e sociale.



