Dopo la sentenza del Tribunale di Udine sulla morte di un volontario della Protezione Civile, l’assessore regionale richiama alla formazione e a regole chiare per tutelare sindaci e operatori
“Esprimo la mia più profonda solidarietà e vicinanza ai sindaci e a tutti i volontari che in queste ore vivono momenti di grande amarezza e preoccupazione”. Esordisce così Elisa Venturini, assessore regionale alla Protezione Civile, intervenendo nel dibattito sollevato dalla recente sentenza del Tribunale di Udine riguardante la tragica morte di un volontario a Preone.
L’intervento arriva in un momento di forte tensione tra amministratori locali e operatori del settore, preoccupati per le possibili conseguenze giuridiche legate alla gestione delle emergenze. “Non conscendo ancora le motivazioni tecniche della sentenza non possiamo entrare nel merito della decisione – precisa l’Assessore – ma non possiamo ignorare il forte segnale di allarme che arriva dal territorio e dai primi cittadini, che sono i primi responsabili della sicurezza delle nostre comunità”.
Venturini sottolinea come il clima di incertezza stia alimentando timori concreti tra chi è chiamato a intervenire in situazioni di rischio. “Il volontariato è il pilastro fondamentale del nostro sistema. Senza questa risorsa, la gestione delle emergenze diventerebbe insostenibile. Non possiamo permettere che il timore di conseguenze penali per eventi imprevedibili porti a un disimpegno collettivo o, peggio, allo scioglimento dei gruppi”.
Al centro della riflessione anche il tema della preparazione e della prevenzione. “Proprio perché si tratta di una questione estremamente seria, la Protezione Civile richiede il massimo rigore. È questa l’occasione per ribadire l’assoluta centralità della formazione, che deve essere intesa come un impegno costante, massiccio e capillare sia per i sindaci che per i volontari. Partecipare ai corsi non è un semplice adempimento formale, ma un momento fondamentale che deve essere seguito con la massima attenzione da parte di tutti. La formazione è l’unica vera arma che abbiamo per elevare i livelli di sicurezza: deve essere un processo continuo e partecipato, perché la protezione dei nostri operatori si costruisce giorno dopo giorno, con lo studio e la consapevolezza dei rischi, e non può essere lasciata all’improvvisazione”.
Infine, l’assessore richiama la necessità di un intervento strutturale sul piano normativo. “Il nodo centrale resta la necessità di un quadro normativo che protegga chi opera per il bene comune. Dobbiamo creare momenti di confronto stabili, veri e propri tavoli tecnici tra le diverse istituzioni, per trovare una convergenza su regole condivise. È fondamentale definire confini chiari che distinguano le responsabilità. Solo con il dialogo e con norme certe potremo garantire il futuro della Protezione Civile e restituire serenità a chi, ogni giorno, sceglie di mettersi al servizio della collettività e a chi amministra le comunità”.



