L’analisi dell’ufficio studi evidenzia un impatto mensile di 106 milioni di euro. La proposta dell’associazione sul contenimento della spesa pubblica
Secondo le stime elaborate dall’ufficio studi della CGIA di Mestre, il rialzo dei prezzi dei carburanti registrerà nel 2026 un incremento dei costi per il territorio veneto pari a 106,1 milioni di euro al mese, per un totale annuo di 1,27 miliardi rispetto all’esercizio precedente.
L’analisi dell’associazione di categoria rileva che le misure nazionali introdotte finora, con lo stanziamento di 2,35 miliardi di euro per la riduzione delle accise, hanno generato benefici per il Veneto pari a circa 210 milioni di euro, quota ritenuta sufficiente a coprire l’aumento dei costi per un periodo di due mesi. Stime analoghe riguardano il comparto energetico complessivo: a fronte di un aggravio calcolato in 2,9 miliardi di euro per benzina, gas ed energia elettrica, le risorse destinate a famiglie e imprese regionali ammontano a 800 milioni di euro.
In merito alle ipotesi di nuovi interventi statali finanziati tramite lo scostamento di bilancio, la CGIA ha prospettato la revisione della spesa pubblica corrente come misura alternativa al ricorso al debito.
“Nel 2026 le uscite dello Stato al netto degli interessi raggiungono i 1.089,7 miliardi di euro”, riporta la nota dell’ufficio studi della CGIA. “Una riduzione pari all’1 per cento della spesa consentirebbe di svincolare circa 11 miliardi di euro, da destinare al calo dei prezzi energetici e dei carburanti mediante l’eliminazione di inefficienze di bilancio, senza intervenire sulle prestazioni sociali”.
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