La Fisascat Cisl Venezia proclama quattro ore di sciopero il 13 settembre. I lavoratori della sicurezza incroceranno le braccia dalle 10 alle 14: nel mirino carenza di personale, turni eccessivi, appalti al ribasso e mancato rispetto del contratto
È stato un periodo segnato da nuovi collegamenti, risultati economici e riconoscimenti per l’aeroporto di Venezia, ma per i lavoratori della sicurezza aeroportuale la situazione è molto diversa. È quanto sostiene la Fisascat Cisl Venezia, che ha proclamato uno sciopero di quattro ore per domenica 13 settembre 2026, dalle 10 alle 14, coinvolgendo gli addetti alla sicurezza aeroportuale di Sicuritalia.
Il sindacato parte dai risultati ottenuti da SAVE, la società che gestisce lo scalo veneziano, sottolineando il contrasto tra la crescita dell’aeroporto e le condizioni di chi ogni giorno lavora nei servizi aeroportuali. SAVE ha festeggiato il riconoscimento di Best Airport Award e un utile di 72 milioni di euro. Lo scalo ha inoltre raggiunto e superato i livelli precedenti alla pandemia, continuando ad ampliare i collegamenti internazionali, con le recenti nuove tratte per Pechino e Il Cairo.
Secondo la Fisascat Cisl, però, ai risultati economici e alla crescita del traffico non sarebbero corrisposte ricadute positive per tutti coloro che contribuiscono quotidianamente al funzionamento dell’aeroporto.
Il sindacato parla di lavoratori “invisibili”, sia per chi gestisce i servizi aeroportuali sia per chi gestisce direttamente il servizio di vigilanza. “Invisibili agli occhi di chi gestisce i servizi aeroportuali, ma anche di chi gestisce lo stesso servizio di Vigilanza. Tanto invisibili che i fruitori del servizio non li trattano come esseri umani ma come punto di scarico per lamentele, astio e frustrazioni legate al viaggio, come se il rispetto non fosse alla base delle relazioni umane. Tutto ciò nel silenzio di tutti gli attori economici che permango in aeroporto”.
Una situazione che, secondo la denuncia, sarebbe diventata particolarmente pesante per gli addetti alla sicurezza, spesso esposti alle proteste dei passeggeri per i tempi necessari a completare i controlli.
Organici ridotti e stress lavoro-correlato
Il primo motivo dello sciopero riguarda la carenza di personale, che secondo la Fisascat sarebbe ormai diventata strutturale e starebbe provocando un aumento delle dimissioni volontarie.
A pesare ci sarebbero anche i turni e le continue modifiche agli orari di lavoro. Il sindacato segnala un aumento delle assenze per malattia legate allo stress lavoro-correlato e ritiene insufficiente il recupero garantito dal singolo giorno di riposo settimanale, quando viene effettivamente fruito.
Secondo la Fisascat, la stanchezza fisica e mentale avrebbe conseguenze anche sulla vita personale e familiare dei lavoratori, alimentando ulteriormente lo stress. Una condizione che, viene sottolineato, può avere ricadute anche sulla sicurezza dei lavoratori e dei passeggeri.
Il sindacato segnala inoltre come particolarmente delicata la proposta di utilizzare le necessità economiche dei dipendenti come leva per ottenere la rinuncia o la modifica dei periodi destinati al recupero psicofisico previsti dal contratto.
“Sicurezza a rischio e code chilometriche”
Al centro della vertenza c’è anche il funzionamento dei controlli di sicurezza. Al varco principale dell’aeroporto sono presenti 11 macchine radiogene EDS, ma secondo la Fisascat ne vengono utilizzate normalmente soltanto tre o quattro.
Il risultato, denuncia il sindacato, sono code quotidiane che possono arrivare a un’ora, insieme a spazi ritenuti inadeguati per gestire efficacemente il flusso dei passeggeri. Una situazione che finisce per aumentare la tensione e che espone gli addetti alla sicurezza a insulti e minacce da parte dei viaggiatori esasperati.
Secondo la Fisascat, SAVE non starebbe intervenendo adeguatamente per affrontare il problema.
Nel mirino gli appalti al ribasso
Un altro punto della vertenza riguarda il sistema degli appalti. Il sindacato contesta la politica di SAVE nei confronti delle società che gestiscono i servizi in appalto, sostenendo che le condizioni economiche previste non consentirebbero alle aziende di gestire i servizi con risorse sufficienti.
“Ciò che genera utile per qualcuno si traduce in condizioni di lavoro precarie per chi materialmente esegue il lavoro”, sostiene la Fisascat. Secondo il sindacato, quando le società appaltatrici devono contenere le perdite, il costo finisce per ricadere sui lavoratori attraverso organici insufficienti, turni pesanti, reperibilità continue e cambi di turno comunicati con scarso preavviso.
Tra le criticità denunciate vengono citati anche problemi nei cedolini, una richiesta di flessibilità ritenuta eccessiva, pause che sarebbero spesso inesistenti e la gestione delle esigenze di fine turno.
Il rispetto del contratto e la dignità dei lavoratori
La piattaforma dello sciopero comprende anche la richiesta di applicare correttamente il contratto collettivo nazionale di lavoro, riconoscere le professionalità, garantire il pagamento di tutte le indennità previste e porre fine a quella che il sindacato definisce una svalutazione del lavoro.
Gli addetti alla sicurezza, sottolinea la Fisascat, svolgono un’attività fondamentale perché contribuiscono a proteggere la vita delle persone e gli spazi comuni destinati alla collettività.
L’appello per le nuove generazioni
La vertenza guarda anche al futuro del settore e alla necessità di rendere questi lavori più attrattivi per i giovani. Secondo il sindacato, è necessario costruire sistemi di lavoro che tengano conto delle esigenze delle nuove generazioni, soprattutto in luoghi complessi come gli aeroporti, dove convivono numerosi settori e professionalità.
L’obiettivo, sostiene la Fisascat, deve essere quello di attirare i giovani senza sfruttare la loro disponibilità di tempo, il bisogno di emancipazione economica o la minore esperienza nelle relazioni lavorative. In caso contrario, avverte il sindacato, sarà sempre più difficile trovare personale in grado di portare nuove energie nei luoghi di lavoro.
Lo sciopero del 13 settembre viene quindi presentato dal sindacato come il risultato di una situazione che avrebbe superato i limiti del buonsenso e del vivere civile e che, secondo i rappresentanti dei lavoratori, starebbe creando le condizioni per una possibile emergenza di ordine pubblico e sociale.



