Il cordoglio delle istituzioni venete per il fondatore di Slow Food, morto a 76 anni: “Con lui il cibo è diventato cultura, tutela della terra e valorizzazione delle comunità”
È morto Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e tra le figure più influenti della cultura gastronomica italiana. Con il suo movimento aveva cambiato il modo di guardare al cibo, trasformandolo da semplice consumo a elemento di identità, tutela del territorio e valorizzazione delle comunità locali.
Chi era Carlo Petrini
Oltre che fondatore di Slow Food, Petrini è stato un gastronomo, sociologo, scrittore e attivista. È stato ideatore di importanti iniziative legate al mondo dell’enogastronomia e della cultura alimentare, tra cui Cheese, il Salone del Gusto di Torino e “Terra Madre”, manifestazione biennale che riunisce comunità del cibo da tutto il mondo e che si svolge a Torino in contemporanea con il Salone del Gusto.
Nel corso della sua attività si è schierato anche in una battaglia critica nei confronti degli OGM, entrando spesso in confronto con parte del mondo scientifico favorevole alla ricerca e all’impiego degli Organismi Geneticamente Modificati.
Il 23 maggio 2007 viene indicato tra i 45 membri del Comitato promotore nazionale per la nascita del Partito Democratico. Nel 2008 il quotidiano britannico The Guardian lo inserisce tra le 50 persone che potrebbero “salvare il pianeta” e, nell’agosto dello stesso anno, viene nominato Ashoka Fellow. Nel 2012 è stato inoltre indicato da Vittorio Sgarbi come candidato premier di un suo movimento politico.
È morto nella serata di ieri, nella sua casa di Bra, all’età di 76 anni.
Stefani: “La sua idea di un’alimentazione ‘buona, pulita e giusta’ ha contribuito a valorizzare anche il patrimonio veneto”
Alla notizia della sua scomparsa sono arrivati i messaggi di cordoglio delle istituzioni venete, che ne hanno ricordato il contributo alla difesa delle produzioni tipiche e della biodiversità.
“Carlin Petrini è stato un pioniere dell’identità alimentare del nostro paese, capace di trasformare il cibo in rispetto per la terra. Il Veneto gli deve molto, perché grazie alla sua intuizione e al movimento Slow Food sono state salvaguardate produzioni uniche e biodiversità che rappresentano l’anima più autentica dei nostri territori”, ha dichiarato il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani.
Il presidente della Regione ha ricordato come il fondatore di Slow Food abbia contribuito a far emergere il valore delle produzioni di nicchia e delle realtà agricole locali. “Petrini ci ha insegnato che il cibo non è soltanto consumo, ma valorizzazione di nicchie territoriali che altrimenti rischiavano di essere travolte da più grandi produzioni. La sua idea di un’alimentazione ‘buona, pulita e giusta’ ha contribuito a valorizzare anche il patrimonio veneto, sostenendo decine di piccoli produttori e realtà locali che rischiavano di scomparire”.
“Il Veneto può oggi contare su una rete di Presìdi Slow Food che custodiscono eccellenze straordinarie – ha continuato Stefani -: dall’agnello dell’Alpago al carciofo violetto di Sant’Erasmo, dal formaggio fodom di Malga alle antiche varietà orticole e cerealicole della nostra regione. Sono quasi una ventina i Presìdi che raccontano la ricchezza enogastronomica veneta e testimoniano quanto profonda sia stata l’eredità culturale lasciata da Petrini”.
“Alla famiglia, alla comunità di Slow Food e a tutti coloro che hanno condiviso il suo impegno va la mia vicinanza: il patrimonio di valori di Petrini è testimonianza preziosa in particolare per i giovani che si avvicinano sempre più numerosi all’agricoltura”, ha concluso Stefani.
Zaia: “Un uomo capace di cambiare il modo in cui guardiamo al cibo”
Anche il presidente del Consiglio regionale veneto, Luca Zaia, ha voluto ricordare il rapporto personale nato negli anni con Petrini. “È una notizia che non avrei mai voluto leggere. Carlo Petrini, per tutti Carlin, non è stato soltanto il fondatore di Slow Food: è stato una delle grandi coscienze civili del nostro Paese, un uomo capace di cambiare il modo in cui guardiamo al cibo, alla terra, ai prodotti, ai territori e alle comunità che li custodiscono”.
Zaia ha raccontato di aver conosciuto Petrini ai tempi del suo incarico da ministro dell’Agricoltura, definendolo “una figura rara” e “sempre un passo avanti”. “Carlin era una figura rara: visionaria, iconica, per certi aspetti quasi mistica nel suo rapporto con la terra e con le identità produttive. Aveva capito prima di molti altri che un prodotto non è mai soltanto un prodotto: è una storia, una famiglia, un paesaggio, una comunità, una cultura che attraversa le generazioni. E’ nata una bella amicizia, fatta di lunghe chiacchierate, confronti, idee comuni. Carlin era sempre un passo avanti a tutto”.
“Petrini è stato tra i primi a parlare, con linguaggio moderno e forza internazionale, di identità dei territori, biodiversità, produzioni locali, sostenibilità, dignità dei piccoli produttori – ha aggiunto Zaia -. Era un profondo conoscitore dei prodotti tipici italiani e delle storie che stanno dietro a quei prodotti. Ha avuto il merito enorme di far riscoprire agli italiani, e in molti casi di far scoprire per la prima volta, il valore autentico di ciò che avevano sotto gli occhi: le campagne, le colline, le malghe, le vigne, i mercati, le cucine, i saperi contadini”.
“Quando oggi parliamo di filiera corta, di qualità, di cibo buono, pulito e giusto, di tutela delle produzioni locali e di agricoltura come presidio culturale, dobbiamo ricordare che Carlo Petrini queste parole le aveva già portate al centro del dibattito quando non erano ancora patrimonio comune – ha sottolineato il presidente del Consiglio regionale –. In un tempo che correva verso l’omologazione, lui ha difeso la differenza. In un mondo che misurava tutto sulla quantità, lui ha rimesso al centro la qualità. In una società che rischiava di perdere il legame con la terra, lui ha spiegato che senza radici non c’è futuro”.
“Il Veneto gli deve molto, come gli deve molto l’Italia intera – ha continuato Zaia –. Le nostre produzioni, le nostre tradizioni agricole ed enogastronomiche, i nostri paesaggi coltivati, il lavoro silenzioso di tanti produttori hanno trovato anche nel suo pensiero una forma alta di riconoscimento. In anni in cui si parlava solo di nouvelle cuisine, dei prodotti esteri, Petrini ha dato una scossa d’orgoglio alla nostra Italia. Non ha semplicemente promosso il nostro cibo: ha restituito dignità culturale a chi lo produce, lo conserva, lo tramanda e lo racconta”.



