Operatori socio-sanitari, la difficile situazione del Bellunese: “La previsione è di riuscire a reclutarne solo una novantina in tre anni. Servono sinergie territoriali per rendere i corsi più appetibili”
La situazione sanitaria del Veneto è un tema attualmente molto dibattuto: la carenza di personale medico e socio-sanitario è infatti una certezza. C’è tuttavia una provincia che si è messa al lavoro per agevolare la formazione degli operatori socio-sanitari: si tratta della Provincia di Belluno dove, stando a recenti stime, il fabbisogno di operatori socio-sanitari ammonta a 400 figure professionali, anche se la previsione è di riuscire a reclutarne una novantina entro i prossimi tre anni.
Da Belluno una lettera a Zaia: “Borse di studio per ampliare la platea dei corsi”
Le prospettive, insomma, non sono proprio delle migliori, ma nel Bellunese si cercano nuove soluzioni. “Ci siamo attivati, in sinergia con il Circolo Cultura e Stampa Bellunese e il Ceis, quali soggetti accreditati per la formazione Oss da parte della Regione Veneto, per creare le condizioni per aumentare la platea di partecipanti ai corsi – spiega Donatella De Pellegrin, consigliera provinciale delegata al sociale -. Il mezzo per arrivarci è sostanzialmente uno: limitare al massimo i costi di frequenza dei corsi formativi, l’ideale sarebbe renderli gratuiti per i partecipanti“.

Si è guardato dunque alla Regione Veneto, per chiedere un supporto con l’obiettivo di costituire borse di studio: la Provincia ha infatti scritto una lettera al presidente Zaia, chiedendo la possibilità di attingere a fondi o contributi speciali. “Anche perché – continua De Pellegrin – i dati sono piuttosto pressanti e ci impongono di porre correttivi a un sistema in cui la copertura dei fabbisogni non raggiunge neanche un quarto di quanto sarebbe necessario”.
La necessità di nuovi Oss: in vent’anni la popolazione anziana toccherà il 40%
L’attenzione al tema della sanità nel Bellunese non è certo casuale: un dato che la Provincia non trascura è infatti quello legato all’invecchiamento della popolazione e all’incidenza della componente anziana, destinata ad aumentare negli anni.
Ad oggi, con una popolazione di poco meno di 198mila residenti, la Provincia di Belluno vede negli over 70 quasi il 21% dei propri abitanti, mentre gli over 80 costituiscono l’8,8% e le proiezioni Istat non sono favorevoli: nel 2033 la popolazione complessiva sarà di poco meno di 191mila unità, con un’incidenza degli over 70 del 24% e degli over 80 del 10,6%. E se si guarda alle proiezioni 2043, a fronte di una popolazione prevista di 185mila unità, gli over 70 saranno addirittura il 28%, mentre gli over 80 arriveranno al 12,4%. Insomma, quasi la metà della composizione della popolazione bellunese potrebbe essere rappresentata da anziani entro vent’anni.
“È inevitabile che una popolazione che invecchia abbia sempre maggiore bisogno di cure specifiche, per cui il fabbisogno di Oss è destinato giocoforza ad aumentare – afferma De Pellegrin -. L’idea di formare anche persone immigrate, che arrivano nel nostro Paese in cerca di lavoro, è sicuramente valida, ma non è detto che sia sufficiente. In ogni caso, bisogna lavorare per rendere sempre più appetibili i corsi di formazione per Oss, abbattendo i costi per i corsisti. Il presidente Padrin ha interessato la Regione su questo tema, per il quale servono sinergie territoriali”.


