La Consulta ha dichiarato inammissibile il referendum abrogativo della legge sull’Autonomia differenziata delle Regioni.
Immediato il coro di commento dal Veneto.
Il primo è del presidente del Veneto Luca Zaia: “Per la seconda volta, la Corte Costituzionale conferma tutta la propria autorevolezza sulla questione dell’autonomia. La prima volta con la sentenza relativa al ricorso contro la Legge Calderoli, in cui ha analizzato il merito della legge, fornendo alcune indicazioni per apportare correttivi, pur confermandone la piena legittimità. Oggi, con questa nuova sentenza, la Consulta mette fine alla vicenda referendaria con l’assoluta imparzialità che deve esserle propria. Questo pronunciamento contribuisce a chiarire ogni dubbio sul percorso dell’autonomia, che continuerà a svilupparsi nel pieno rispetto della Costituzione, delle indicazioni della Consulta e del principio di Unità nazionale, mantenendo al centro i valori di sussidiarietà e solidarietà”.
E Zaia aggiunge: “Questa sentenza ci consente di lavorare con maggiore serenità e auspico che diventi un’occasione per avviare un dialogo costruttivo e porre fine agli scontri. La Corte, infatti, ha definitivamente chiuso il capitolo delle dispute referendarie, permettendo di guardare al futuro con maggiore fiducia e determinazione. Ora, verso l’autonomia differenziata è necessario premere il piede sull’acceleratore per una stagione di novità ed efficienza per il Paese. Per quanto ci riguarda, come Veneto, il lavoro non è mai smesso nella certezza e la consapevolezza che le nostre aspirazioni erano in piena aderenza con la Carta fondamentale della Repubblica. Ora continueremo con ancora più slancio per questa riforma che sarà utile non a qualche regione ma a tutte. Il Veneto ne è certo ed è pronto a proporsi come modello, sulla scorta delle esperienze e degli studi portati a termine fino ad oggi. Questo è il momento di guardare avanti con maggiore serenità in un percorso fondato sul dialogo”.
Al contrario, per il segretario del Pd Andrea Martella “la decisione della Corte Costituzionale di dichiarare inammissibile il referendum abrogativo sulla legge Calderoli non ci sorprende. Come avevamo già sottolineato, questa legge era stata di fatto già svuotata dalla Corte stessa, che ha cancellato ampie parti del testo originario. Di conseguenza, il quesito referendario perdeva il suo fondamento: la legge Calderoli, per come era stata pensata, non esiste più, è morta», dichiara Andrea Martella, senatore e segretario del PD Veneto.«Questa bocciatura è un ulteriore segnale della confusione e dell’approssimazione con cui il governo e la maggioranza hanno affrontato il tema dell’autonomia differenziata. Una riforma che, invece di creare opportunità, ha finora generato divisioni e incertezze. Noi continuiamo a credere in un’autonomia che valorizzi le specificità dei territori, ma che sia costruita con serietà, rispetto della Costituzione e attenzione a garantire l’uguaglianza dei diritti per tutti i cittadini, indipendentemente dalla regione in cui vivono”.
E conclude: “La Lega e Zaia, primi responsabili di questo pasticcio, devono prendere atto del fallimento di questa legge. Che va riscritta in una logica non di parte”.
Così invece il senatore padovano dell’Udc Antonio De Poli: “La sentenza della Consulta mette fine alle prevaricazioni di questi ultimi mesi che avrebbero voluto demolire la legittima aspirazione delle regioni ad ottenere maggiori poteri rispetto allo Stato centrale attraverso uno strumentale quesito referendario. L’Autonomia è una riforma giusta e sentita dai cittadini che andrà avanti, con le opportune modifiche che saranno apportate in sede Parlamentare, così come indicato precedentemente dalla Corte stessa. Il diritto prevale sulla propaganda e rimette al centro la politica e i cittadini”.
Il capogruppo della Lega in consiglio regionale Alberto Villanova commenta: “Finalmente anche la Consulta ha messo la parola fine a questo inutile teatrino messo in piedi dalla sinistra con la complicità dei 5 stelle.Il referendum abrogativo sull’Autonomia non si farà. L’azione di disturbo della sinistra si è rivoltata contro gli stessi DEM: una bomba politica esplosa tra i piedi degli stessi fautori della richiesta referendaria.Fa pensare che la prima raccolta firme telematica della storia repubblicana, guarda caso contro il Veneto, finisca con uno stop costituzionale. Ma fa pensare ancora di più come a difendere la riforma dell’Autonomia oggi a Roma ci fosse soltanto la Regione Veneto. Non lo dimenticheremo, e faremo in modo che i Veneti lo ricordino per molti anni”.


