L’introduzione dei dazi voluta dall’amministrazione Trump potrebbe avere sull’export Veneto un impatto abbastanza contenuto
L’introduzione dei dazi Usa potrebbe penalizzare le esportazioni del Veneto in misura abbastanza contenuta. Infatti, la regione veneta presenta una elevata diversificazione dei prodotti venduti nei mercati esteri.
Secondo l’analisi realizzata dell’ Ufficio studi della Cgia (Artigiani e piccole imprese Mestre) se gli Usa, e quindi a catena gli altri paesi del mondo, decidessero di alzare le barriere commerciali di altri beni, gli effetti negativi per il sistema produttivo veneto sarebbero modesti.
L’analisi proposta dalla Cgia si fonda sulla misurazione dell’indice di diversificazione di prodotto dell’export per regione. Tale parametro, pesa il valore economico delle esportazioni dei primi 10 gruppi merceologici sul totale delle vendite estere.

elaborazione Ufficio studi Cgia su dati Istat (anno 2024 provvisorio)
Secondo questo parametro, tanto meno elevato è l’indice, tanto più l’export regionale è diversificato, risultando così meno sensibile a eventuali sconvolgimenti nel commercio internazionale. Al contrario, se l’incidenza del valore dei primi 10 prodotti esportati sulle vendite all’estero complessive è elevata, quel territorio risulta essere più esposto alle potenziali congiunture negative del commercio internazionale.
Le regioni più a rischio sono Sardegna, Molise e Sicilia
I territori dove l’export è fortemente condizionato da pochi settori merceologici sono Sardegna, Molise e Sicilia.
La regione che a livello nazionale presenta l’indice di diversificazione peggiore è la Sardegna con il 95,6%, dove domina l’export dei prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio.
Segue il Molise con l’86,9% caratterizzato da un peso particolarmente elevato della vendita dei prodotti chimici, materie plastiche e gomma, autoveicoli e prodotti da forno. Infine, la Sicilia con l’85%, presenta una forte vocazione nella raffinazione dei prodotti petroliferi.
Tra le realtà territoriali del Mezzogiorno, solo la Puglia presenta un livello di diversificazione molto alto al 49,8%. Un dato che la colloca al terzo posto a livello nazionale tra le regioni potenzialmente meno a rischio da un’eventuale estensione dei dazi ad altri prodotti merceologici.
Lombardia e Veneto le regioni meno coinvolte
Ad eccezione della Puglia, le aree geografiche teoricamente meno in pericolo sono tutte del nord. La Lombardia con un indice del 43% è la meno coinvolta. Seguono il Veneto con il 46,8%, la Puglia con il 49,8%, il Trentino Alto Adige con il 51,1%, l’Emilia Romagna al 53,9% e il Piemonte con il 54,8%.

Elaborazione Ufficio studi Cgia (anno 2024 provvisorio)
L’export veneto in calo
Nel 2024 le vendite venete all’estero hanno toccato gli 80,1 miliardi di euro, ovvero 1,5 miliardi in meno rispetto ai risultati ottenuti nel 2023. A livello nazionale la regione leader rimane la Lombardia con 163,9 miliardi di vendite all’estero. Seguono l’Emilia Romagna con 83,6 miliardi e il Veneto con 80,1.
Da segnalare il quarto posto raggiunto dalla Toscana che, grazie in particolare ai medicinali e alla lavorazione di gioielli e pietre preziose, con 63 miliardi ha superato il Piemonte. Regione, quest’ultima, che purtroppo sconta la grave crisi che ha colpito in tutta Europa il settore dell’automotive.
Nel 2024 tutte le sette provincie venete hanno subito una contrazione delle esportazioni. Venezia è la realtà che ha subito la flessione più pesante: -9%. Seguono Belluno con il -4,9% , Rovigo con il -2%, Treviso con il -1,7%, Vicenza il -1,1%, Padova -0,4% e Verona il -0,2%.
Esportiamo soprattutto forni, bruciatori, occhiali e macchinari
La voce merceologica veneta più venduta al mondo è costituita da macchine di impiego generale come forni, bruciatori, sistemi di riscaldamento, macchine e apparecchiare di sollevamento/manutenzione. Per un valore economico nel 2024 di 5,9 miliardi di euro, lo 0,4% rispetto al 2023.
Seguono gli strumenti e le forniture mediche e dentistiche con 5,4 miliardi, con un 0,7% in meno. Dato, quest’ultimo, che è fortemente condizionato dall’occhialeria.
A seguire le altre macchine per impieghi speciali, ovvero per la metallurgia, l’industria alimentare, e lavanderie con 4,8 miliardi (-2,9%) e l’abbigliamento con 3,7 miliardi (-5,6%).
Tra le primissime posizioni le bevande, in particolare i vini, che l’anno scorso sono cresciute del 7% e la gioielleria e lavorazione pietre preziose con un 12,1% in più.


