Sassi e bottiglie lanciati contro la giornalista Chiara Giannini e la troupe di Porta a Porta mentre registravano un reportage sulle baby gang. Rai: “Un attacco diretto alla libertà di informazione e al diritto-dovere dei giornalisti di raccontare la realtà“
Doveva essere un servizio dedicato al fenomeno delle baby gang, ma si è tramutata in una vera e propria aggressione, subita dalla giornalista Chiara Giannini e dalla troupe di Porta a Porta, noto programma Rai. La giornalista e la troupe, infatti, durante le riprese per il reportage sono stati attaccati con sassate e bottigliate da un gruppo di minori, nella zona della stazione ferroviaria di Padova.
“Un episodio inaccettabile, che rappresenta un attacco diretto alla libertà di informazione e al diritto-dovere dei giornalisti di raccontare la realtà“, hanno dichiarato dalla Rai con una nota, ribadendo “il proprio impegno a garantire il diritto dei cittadini ad essere informati senza condizionamenti o intimidazioni”.
Giordani: “Fatto grave che colpisce la libertà di stampa”
La solidarietà alla giornalista e alla sua troupe è arrivato anche dal sindaco del Comune di Padova, Sergio Giordani. “Si tratta di un fatto grave, non solo perché la violenza non è tollerabile in nessuna situazione ma anche perché colpisce la libertà di stampa e il sacrosanto diritto dei giornalisti di fare il loro lavoro – ha affermato il primo cittadino -. Mi auguro che l’autore o gli autori di questa aggressione ancora più grave perché indirizzata nei confronti di una donna, siano rapidamente identificati e messi davanti alle loro responsabilità. Siamo una città accogliente ma non tolleriamo atteggiamenti violenti e intimidatori, tanto meno verso la stampa“.
Zaia: “Rispetto dovuto a chi informa“
“Lavorare su strada, spesso in contesti complessi, fa parte del mestiere di chi informa: non può diventare un rischio accettato né normalizzato – ha affermato il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia -. La libertà di stampa non è un privilegio delle redazioni: è un diritto dei cittadini a ricevere notizie. Per questo è doveroso che, di fronte a una telecamera, a un giornalista, a un microfono, prevalga sempre un rispetto concreto, ‘sacro’ nel senso del dovuto in una comunità democratica, da parte di chiunque e a qualsiasi età. Aggredire chi raccoglie e verifica i fatti significa colpire il diritto di tutti a conoscerli“.
“C’è anche una responsabilità educativa – ha proseguito il presidente-: il fenomeno delle baby gang riguarda sicurezza e crescita civile. Lo voglio dire con estrema chiarezza: nessuno, tantomeno gruppi giovanili dediti a comportamenti violenti, può appropriarsi delle nostre città e delle nostre strade, mettendo a rischio l’incolumità e il decoro. Auspico che gli autori dell’aggressione vengano rapidamente identificati e condannati con fermezza, nel rispetto delle garanzie di legge. Non esistono zone franche contro l’informazione. Il Veneto rimane e rimarrà un luogo in cui chi fa giornalismo può e deve lavorare senza minacce né intimidazioni”.
Venturini: “Il problema della sicurezza a Padova è reale e concreto”
A mobilitarsi subito, esprimendo ferma condanna nei confronti di quanto accaduto è stata anche la capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale del Veneto, Elisa Venturini. “Non è più possibile sottovalutare quanto sta accadendo: il problema della sicurezza a Padova, e soprattutto nella zona rossa, è reale e concreto, nonostante qualcuno lo abbia ridimensionato nel recente dibattito politico – ha sottolineato Venturini -. Serve una risposta forte e immediata: più controlli, più prevenzione, più sicurezza. Non possiamo accettare che intere zone della città diventino territori fuori controllo. Padova merita di essere una città sicura, per i suoi cittadini e per chi vi lavora ogni giorno”.



