Al convegno di Cia Venezia, che si è svolto a Noventa di Piave, i relatori analizzano l’andamento della vendemmia 2025
L’incontro sulla vendemmia 2025 di Cia Venezia vede la presenza del presidente nazionale Cristiano Fini, del presidente regionale Gianmichele Passarini e del responsabile vitivinicolo Cia Domenico Mastrogiovanni. I partecipanti illustrano un quadro complesso, segnato da una produzione che tiene e da consumi che calano e cambiano struttura.

Franco Passador, presidente e amministratore delegato di Vi.V.O. Cantine, presenta i dati produttivi. Il settore registra 44 milioni di ettolitri. Passador richiama l’attenzione sulla necessità di fornire dati precisi, perché numeri errati incidono sui prezzi. Il Veneto aumenta la produzione del 2% e resta in linea con l’anno precedente. Lombardia e Friuli Venezia Giulia segnano crescite importanti, mentre la Toscana arretra. Il Sud mostra invece aumenti significativi, con picchi in Basilicata, Sicilia, Abruzzo e Molise.
Passador evidenzia anche il ruolo dell’Italia nel panorama mondiale del vino. Il Paese conferma la leadership nella produzione e nell’export per volume. Mantiene inoltre il secondo posto nell’export per valore e il terzo posto nei consumi globali. Nel dettaglio regionale, il prosecco raggiunge 4.253 ettolitri imbottigliati e supera i livelli del 2024 e della media triennale. Il pinot grigio presenta buoni risultati, anche se mostra fragilità per l’età avanzata di una parte consistente dei vitigni.
Il contesto si complica a causa dei rapporti commerciali con gli Stati Uniti. I vini italiani subiscono i dazi del 15% e risentono della svalutazione del dollaro. Una bottiglia italiana negli Stati Uniti costava 12-13 dollari, saliti ora a circa 20. Questo aumento rallenta il consumo e crea difficoltà al mercato.
Il responsabile Agrifood e Wine Monitor di Nomisma Denis Pantini, analizza l’evoluzione dei consumi. Pantini sottolinea come l’export resti essenziale per sostenere la produzione nazionale. I consumi interni diminuiscono del 30% nelle medie quinquennali dal 1995. La produzione cala del 16%, ma resta sostenuta grazie ai mercati esteri. Pantini ricorda che i dazi frenano l’export negli Stati Uniti, che registra un calo del 28% nei mesi di luglio e agosto. Il settore aveva chiuso il primo trimestre con un aumento del 12,5%, dovuto alle scorte accumulate prima dell’introduzione dei dazi.
Pantini indica anche la crescita di mercati alternativi. Le esportazioni italiane avanzano verso Romania, Vietnam, Turchia, Thailandia e Bulgaria. Tutti questi Paesi mostrano incrementi a doppia cifra negli ultimi dieci anni. Questi mercati offrono quindi nuove opportunità per il settore vitivinicolo.
La presidente di Cia Venezia Federica Senno, invita a riflettere sulle trasformazioni del settore. Senno richiama l’attenzione sul calo dei consumatori abituali tra i giovani adulti. I rossi soffrono in tutta Italia, mentre i consumi cambiano identità. La presidente chiede di proteggere le produzioni e il lavoro degli agricoltori.



