Legambiente accoglie con soddisfazione la conclusione della requisitoria della pubblica accusa nel processo Pfas, che ha confermato i capi di imputazione e avanzato pesanti richieste di condanna.
L’associazione ambientalista, da anni in prima linea nella denuncia dell’inquinamento da Pfas, sottolinea l’importanza del riconoscimento delle responsabilità, ma ribadisce che la bonifica del territorio e la messa al bando definitiva di queste sostanze restano priorità inderogabili.
Piergiorgio Boscagin, presidente del Circolo di Cologna Veneta di Legambiente, e Luigi Lazzaro, presidente regionale, auspicano che la sentenza confermi le responsabilità emerse nel dibattimento processuale e contribuisca ad accelerare le operazioni di bonifica del sito contaminato, attualmente ancora bloccate. “È fondamentale – dichiarano i rappresentanti di Legambiente – evitare che l’inquinamento da Pfas si perpetui in futuro, non solo in Veneto ma in tutto il Paese. La messa al bando di queste sostanze non può più essere rimandata“.
L’associazione, che si costituì parte civile nel processo, approfondirà con il proprio legale le richieste di assoluzione avanzate per alcune posizioni meno apicali. La requisitoria dell’avvocato Enrico Varali, che rappresenta Legambiente in giudizio, è stata fissata per il 13 marzo e costituirà un ulteriore passaggio cruciale nell’iter processuale.
Al di là dell’esito del procedimento, Legambiente ribadisce il proprio impegno per ottenere controlli ambientali più stringenti, l’avvio della bonifica e la definitiva eliminazione dei Pfas dal ciclo produttivo. L’associazione sollecita il Ministero dell’Ambiente e il Governo a rafforzare il quadro normativo e strategico per un’”exit strategy” definitiva dall’uso di queste sostanze, attraverso incentivi per lo sviluppo di alternative ecologiche e l’introduzione di imposte ambientali mirate, in linea con le indicazioni europee.
“Quello dei Pfas è un problema che non può più essere ignorato – conclude Legambiente – e la sua soluzione non può dipendere solo da un processo giudiziario. Servono azioni concrete e tempestive per tutelare la salute pubblica e l’ambiente“.


