L’export manifatturiero veneto cala al -2,2% ma “già prima di Trump, le nostre imprese hanno investito su altri mercati”
L’andamento dell’export manifatturiero veneto ha subito un calo del 2,2% rispetto ai dati dell’anno scorso. I rallentamenti ci sono stati sia sul fronte UE che nell’export extra europeo. Ora le nuove minacce di Trump sui “dazi Usa spaventano ma non ci bloccano, ci sono altri territori interessanti” rassicura il presidente di Confartigianato imprese Veneto Roberto Boschetto.
Nonostante i cali, il Veneto si conferma in terza posizione nel ranking nazionale, con un valore di 77 miliardi e 672 milioni di euro nel 2024, pari al 13,1% del totale export manifatturiero italiano. Il primato lo detiene la Lombardia con un valore pari al 26,7% sul totale nazionale, seguita dall’Emilia Romagna che, se pur in calo del -2,5%, raggiunge il 13,7%.
L’andamento medio per la nostra regione per tutto l’anno è stato negativo e si è chiuso con un -2,2%, peggio della media nazionale del -0,5%, e le previsioni per il 2025, in virtù della prospettata guerra commerciale internazionale, del clima di incertezza e della dinamica della congiuntura, non si annunciano positive.
Anche se il 57,5% delle nostre esportazioni sono all’interno dell’Europa, il contraccolpo l’abbiamo ugualmente già subìto prima ancora dell’avvento dei dazi Usa, a causa della situazione interna di recessione della Germania, che rappresenta il nostro primo mercato di riferimento.
“Il protrarsi delle guerre, gli equilibri internazionali, la precarietà di Paesi europei tradizionalmente solidi come Germania e Francia – afferma il presidente Boschetto – e, devo aggiungere, la poca incisività della politica economica europea costringono le Pmi a modificare le proprie strategie, ma anche a rallentare sugli investimenti soprattutto verso l’internazionalizzazione”.
Sulla base dell’analisi dei dati Istat per quanto riguarda l’export all’interno dell’Unione Europea, si evidenzia la conclamata crisi della Germania, che pur restando il nostro principale mercato di sbocco ha subuti una contrazione pari a -6,2% rispetto al 2023. Lo stesso si è verificato in Francia con un calo del -1,4%. Vi sono però dei mercati UE che dimostrano una crescita e dinamica positiva come Spagna, Polonia e Belgio.
Nuove frontiere per l’export manifatturiero italiano
“Il Veneto già l’anno scorso aveva evidenziato un certo interesse verso altri mercati – ammette Boschetto – dimostrando che le nostre imprese non si soffermano solo su un mercato acquisito e consolidato, ma osservano le dinamiche internazionali per diversificare i mercati e trovare nuovi spazi su cui concentrare il proprio business“.
Infatti, nonostante i cali negli Stati Uniti, nostro principale mercato di destinazione fuori dall’Europa e in Russia, uno dei nostri principali Paesi di sbocco, continua a registrare valori in flessione, l’export manifatturiero veneto aveva già iniziato a considerare nuovi territori.
Con un peso del 7% sul totale delle nostre esportazioni, gli Emirati Arabi Uniti (+19,8%), la Turchia (+9,3%), il Messico (+8,1%) e la Cina (+3,3%) rappresentano mercati in forte espansione e sembrano essere le nuove frontiere dell’export manifatturiero italiano.
La Turchia, ad esempio, in cui l’export veneto era già in aumento rispetto al 2022 e 2023, ha registrato nel 2024 esportazioni dirette per un totale di 1,8 miliardi di euro. La categoria di prodotti maggiormente interessata è quella dei “prodotti delle altre industrie manifatturiere”, tra cui è compresa anche la gioielleria, seguita dell’ esportazione di macchinari e apparecchiature, quasi raddoppiata rispetto al 2022.
Anche negli Emirati Arabi Uniti, in cui il valore dell’export veneto ha raggiunto i 1,2 miliardi di euro, le categorie interessato sono state i “prodotti della altre industrie manifatturiere”, in cui rientrano gioielleria, forniture mediche, dentistiche e occhiali e quelle di macchinari e apparecchiature.
“Su questi mercati si deve potenziare tutta la nostra manifattura, le apparecchiature anche elettriche ed elettroniche, ma soprattutto i prodotti chimici – conclude Boschetto – .A nostro avviso c’è molto margine di crescita e considerando la guerra commerciale in atto a suon di dazi sia sul fronte americano che cinese, forse questi potrebbero essere ottimi mercati “cuscinetto”, in attesa anche che l’Europa prenda le contromisure sulla politica protezionistica trumpiana”.



