Il segretario del Pd Veneto: “Il grado di civiltà di un Paese si misura anche dalla condizione delle carceri. In Veneto il sovraffollamento ha superato di gran lunga la capienza regolamentare”
“Inizia il Giubileo, un tempo di speranza e rinnovamento, e Papa Francesco sceglie di aprire una Porta Santa nel carcere di Rebibbia. Un gesto simbolico e potente, che ci ricorda che le carceri non sono solo luoghi di punizione, ma anche di riscatto. Eppure, proprio in questi giorni, assistiamo a nuovi episodi di tensione anche nelle carceri venete, gli ennesimi, figli di un sovraffollamento cronico e di una carenza di risorse che non possono garantire né la dignità dei detenuti né la sicurezza degli operatori. È il segno di un sistema al collasso, che deve essere affrontato con serietà e urgenza, come ho chiesto di frequente con varie visite alle carceri e con iniziative parlamentari”. Inizia così la riflessione di Andrea Martella, segretario regionale del PD Veneto e senatore, in merito alla situazione in cui perversano le carceri italiane e da cui nemmeno quelle del Veneto sono escluse.
La situazione del Veneto: “Gironi infernali per detenuti e operatori”

“Nel nostro Veneto, il sovraffollamento ha superato di gran lunga la capienza regolamentare, con carceri come Santa Maria Maggiore a Venezia e l’Istituto penale minorile di Treviso che rappresentano emblemi di un’emergenza non più tollerabile – ha spiegato Martella -. Celle sovraffollate, personale della polizia penitenziaria insufficiente, così come quello dell’area educativa e sanitaria mancanza di spazi per il lavoro, la formazione e le attività ricreative: tutto questo non fa altro che alimentare tensioni, autolesionismo e, troppo spesso, tragici suicidi. Le carceri sono diventate gironi infernali sia per i detenuti che per gli operatori”.
La proposta del PD: “No a nuovi reati e inasprimento pene, serve un’alternativa”
“Come Partito Democratico, abbiamo proposto un approccio diverso, che superi la logica della continua a creazione di nuovi reati e il mero inasprimento delle pene – ha affermato il segretario dei dem veneti -. Investire sul reinserimento sociale, sulla formazione, sul lavoro e sulle misure alternative alla detenzione non è una concessione, ma un atto di civiltà e un investimento sulla sicurezza collettiva. Il carcere non può essere l’unica risposta a tutti i problemi: senza un progetto di recupero, aumenta il rischio di recidiva e si perde l’opportunità di costruire un futuro migliore“.
E ha concluso: “Chiediamo al Governo di agire subito: potenziando gli organici, migliorando le condizioni strutturali degli istituti e garantendo il pieno rispetto del dettato costituzionale sul fine rieducativo della pena. Il grado di civiltà di un Paese si misura anche dalla condizione delle sue carceri. L’Italia e il Veneto devono essere all’altezza di questo principio, per garantire dignità, sicurezza e riscatto a tutti”.


