“Il Veneto si è fermato per protestare contro una manovra di bilancio che condanna lavoratori e pensionati a 7 anni di austerità”. Così la Cgil e la Uil Veneto commentano gli esiti dello sciopero generale odierno in regione.
L’adesione nei luoghi di lavoro per i due sindacati è stata altissima: “Oltre l’80% nel settore metalmeccanico e manifatturiero con picchi del 100% in aziende come la Zanardi di Verona, Dab e All.co di Padova, e il 90% in Carel, Parker, Electrolux, Mpm Aia, Inglesina Baby. Nel settore della logistica c’è stato il 100% di adesioni nel Magazzino GLS, CFP magazzino appalto logistica Carraro 100% di Rovigo. Oltre il 70% nei trasporti (nonostante la precettazione) e nella sanità e nella scuola. E per la prima volta hanno anche scioperato le lavoratrici e i lavoratori Amazon (Rovigo)”.

Oltre 20mila le presenze nelle piazze di Padova, Rovigo, Treviso (con Belluno), Venezia, Verona e Vicenza secondo i promotori. “I redditi delle persone sono stati erosi dall’inflazione, non ci sono risorse sufficienti per interventi fiscali che aumentino salari e pensioni, né per l’istruzione e la sanità per garantire un piano straordinario di assunzioni, in questo modo continueranno a crescere le disuguaglianze non garantendo l’accesso per tutti – interviene Tiziana Basso, Segretaria generale Cgil Veneto – mentre anche nella nostra regione, a causa delle lunghe liste d’attesa, chi può si cura nel privato e chi non può aspetta con tutte le conseguenze a volte tragiche che questo comporta. In Veneto la cassa integrazione ordinaria è più che raddoppiata e ogni giorno si aprono nuove crisi aziendali. Sono già 43 i tavoli aperti in Regione per queste crisi e 13.000 i lavoratori coinvolti, con una crescita esponenziale nelle ultime settimane. Riteniamo urgente e necessaria una politica industriale degna di questo nome”.
“C’è una parte del Paese che soffre – commenta il segretario generale di Uil Veneto Roberto Toigo – che non arriva a fine mese, perché ha retribuzioni o pensioni basse, che rinuncia a curarsi perché le liste d’attesa sono troppo lunghe e non ha la possibilità economica di rivolgersi alla sanità privata. C’è un Paese che invecchia e che non fa figli, e che sicuramente non può andare avanti con bonus concessi una tantum. È quella parte di Paese che si rivolge a noi, che viene nei nostri uffici. È quella parte del Paese che chiede politiche industriali chiare, che chiede investimenti e una visione a lungo termine. È quella parte del Paese che abbiamo incontrato in questi giorni a JOB&Orienta, quei giovani ai quali vanno date speranza e fiducia in un futuro migliore”.



