Veneto, GGIA: “Servono fondi per prevenzione e sostegno”
In Veneto, sono quasi 8.200 le piccole e medie imprese segnalate alla Centrale dei Rischi della Banca d’Italia, con un incremento di 314 unità (+4%) rispetto all’anno precedente. A lanciare l’allarme è l’Ufficio studi della CGIA, che evidenzia come molte di queste aziende, tra artigiani, commercianti e piccoli imprenditori, siano scivolate nell’area dell’insolvenza, con il conseguente blocco dell’accesso al credito.
Le province più critiche sono Vicenza (1.639 attività segnalate), Padova (1.661) e Verona (1.593). Tuttavia, l’incremento maggiore si registra a Venezia, con un +9,6%, seguita da Treviso, Rovigo e Belluno, tutte al +5%. La situazione è resa ancora più grave dal fenomeno del credit crunch, che ha visto una riduzione dei prestiti alle piccole imprese venete di oltre il 50% negli ultimi 12 anni.
Sebbene il Mezzogiorno sia storicamente più esposto all’usura, CGIA avverte che i proventi di questa attività criminale vengono sempre più spesso reinvestiti al Nord, incluso il Veneto. Le difficoltà di accesso al credito spingono molti imprenditori insolventi verso gli usurai, un fenomeno che rischia di espandersi senza interventi tempestivi.
CGIA chiede di potenziare il Fondo di prevenzione dell’usura, introdotto dalla legge n° 108/1996, per sostenere le imprese in difficoltà e impedire che scivolino verso l’illegalità. Dal 1998, il fondo ha garantito finanziamenti per oltre 2 miliardi di euro, ma le risorse attuali non sono sufficienti.
Per coloro che denunciano gli usurai, il Fondo di solidarietà offre mutui senza interessi per reintegrarsi nell’economia legale. Dal 2000 al 2023, sono stati erogati 145 milioni di euro a titolo di mutuo.
L’appello della CGIA sottolinea l’urgenza di interventi strutturali per sostenere le piccole imprese e fermare la diffusione di un fenomeno che minaccia il tessuto economico e sociale della regione.



