Approvato l’emendamento che potrebbe portare alla concessione di abbattimento dei lupi presenti anche nel Veneto: reazioni contrastanti da politica e associazioni animaliste
Sono 15 in tutto i branchi di lupo presenti nel Veneto (ndr. dati della Regione Veneto), con il rischio però che possano ridursi drasticamente, dati gli ultimi sviluppi inerenti il Ddl Montagna: è stato infatti approvato nei giorni scorsi in Senato l’emendamento che potrebbe portare alla concessione di abbattimento dei lupi presenti nel Paese.
Cosa prevede l’emendamento: abbattimenti sì, ma controllati
La proposta arriva dal senatore della Südtiroler Volkspartei, Meinhard Durnwalder, ma è stata sottoscritta anche dai senatori della Lega.

“Il declassamento dello status di protezione del lupo da parte dell’Unione europea ha gettato le basi per una modifica delle norme nazionali – ha sottolineato il senatore Durnwalder -. Le Regioni e le Province Autonome devono essere messe nelle condizioni di poter agire velocemente tutte le volte che la presenza dei grandi carnivori rappresenta un pericolo e una minaccia”.
Entrando nel dettaglio, dunque, la proposta prevede che attraverso un decreto del Ministro dell’ambiente, d’intesa con il Ministro dell’agricoltura, venga definito annualmente “il tasso massimo di prelievi tale da non pregiudicare il mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente dei lupi“.
De Carlo: “Significativo passo avanti per la sicurezza in montagna”
L’emendamento al Ddl Montagna porta anche la firma del senatore di Fratelli d’Italia e presidente della IX Commissione Senato – Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare, Luca De Carlo.

“Si tratta di un significativo passo avanti per la sicurezza del lavoro dei nostri agricoltori e per tutti i cittadini della montagna – ha commentato De Carlo -. Quotidianamente ormai in Veneto, soprattutto nel Bellunese ma da qualche tempo anche nel Vicentino, Trevigiano e Veronese, registriamo episodi di predazioni di bestiame ma anche di animali da compagnia. Il fenomeno va contenuto: ci si affidi sempre alla scienza, ma non ci si sottragga dalla gestione, per non correre il rischio di azzerare l’agricoltura in montagna.
“Alle regioni spetterà un lavoro tecnico molto preciso sui dati tecnici dei censimenti, sulle stime e il rilievo dei danni – ha aggiunto il senatore -. Solo con un lavoro tecnico ineccepibile aggireremo gli scogli che inevitabilmente ci troveremo davanti e che fin dall’inizio di questa questione certa politica pseudo-ambientalista ha scatenato”.
La scelta dell’Europa: il lupo potrebbe passare da specie “strettamente protetta” a “protetta”
In Europa è stato compiuto di recente il primo passo verso la modifica dello status di protezione del lupo, proposta dalla Commissione europea, che vedrebbe il passaggio del predatore da specie “strettamente protetta” a “protetta” nell’ambito della Convenzione sulla Conservazione della Vita Selvatica e degli Habitat naturali in Europa (ndr. la cosiddetta Convenzione di Berna).

Gli ambasciatori degli Stati membri, infatti, alla riunione del Coreper lo scorso 25 settembre hanno approvato la revisione, che declasserebbe così la protezione del lupo da “rigorosa” a “semplice”, consentendo più flessibilità nell’affrontare i casi più difficili di coesistenza tra uomo e lupo. Tra i Paesi favorevoli alla revisione, neanche a dirlo, c’è anche l’Italia.
Nell’immediato, tuttavia, non cambierà nulla: servirà attendere dicembre per vedere se il Comitato permanente della Convenzione di Berna approverà o meno la proposta, che dovrà poi essere rivista anche in Europa per trovare un’alquanto difficile unanimità, cui solo allora seguirà l’adeguamento delle leggi nazionali dei singoli Stati.
Vitturi (LAV): “Una vergognosa, crudele e intollerabile concessione“
Secondo Massimo Vitturi, responsabile Animali Selvatici della LAV (Lega Anti Vivisezione), “si tratta di una vergognosa, crudele e intollerabile concessione a una risicata minoranza di cittadini insofferenti al rispetto delle norme nazionali e europee“, che andrà “a schiantarsi contro le norme che la considerano tuttora una specie super protetta in tutta l’Unione Europea e che quindi specificano che ai lupi non può essere torto un pelo fino a che esistono misure alternative, quali le recinzioni elettrificate e i cani da guardiania, che consentono di impedire le predazioni“.
“L’emendamento approvato ieri è una mossa che si ritorcerà contro il nostro Paese – prosegue la Lega Anti Vivisezione, che si dice pronta a fare ricorso -. Se la Commissione Europea dovesse ravvisare che l’emendamento con il quale i Senatori hanno assecondato le assurde richieste degli allevatori è contrario al diritto europeo, tutti i cittadini italiani potrebbero essere costretti a pagare sanzioni milionarie“.
Capi di bestiame sbranati dai lupi: l’emendamento è la soluzione?
“Non si creino false illusioni: la prevenzione degli attacchi da lupo, anche con il possibile declassamento, sarà sempre la priorità e gli allevatori dovranno impegnarsi comunque a proteggere i propri animali“. Era stato il commento dell’associazione ‘Io non ho paura del lupo’ che opera anche in Veneto, di fronte alla decisione europea.
E lo ha sottolineato anche la LAV: primo passo per scongiurare gli attacchi del lupo ai danni del bestiame consisterebbe sicuramente in una corretta protezione delle bestie. Tuttavia, in Veneto ancora troppo spesso mandrie e greggi vengono lasciati privi di adeguate protezioni, tra recinti elettrificati non attivi e cani pastori non pervenuti.

Se i provvedimenti contro il lupo presenti nell’emendamento al Ddl Montagna dovessero quindi diventare legge – ammesso che non vadano contro il diritto europeo –, resterà sempre ferma responsabilità degli allevatori salvaguardare il proprio bestiame.
Insomma, non ci saranno bonus agricoli e assicurazioni, ma nemmeno fake news e distorsioni dei fatti che possano tenere: per gli allevatori così non esisterà proprio più alcuna scusa per garantire la sicurezza del bestiame in montagna. O almeno, in una società civile degna di questo nome, così dovrebbe essere.



