Festività in origine del mese di maggio, è stata spostata al primo novembre solo due secoli dopo e, pur ponendosi quasi in contrasto con la paganità di Halloween, è legata a storie altrettando orrifiche e truci
Passato il tempo del paganesimo con la festa di Halloween, si guarda ora alle festività più in linea con la cristianità. Oggi, primo novembre, è la festa di Ognissanti, giorno in cui ricorre l’onomastico di tutti, anche di chi non ha un giorno dell’anno dedicato al proprio nome – auguri! –, e in cui si celebra la memoria di tutti i santi e i martiri della Chiesa cattolica che nel corso del tempo si sono distinte per le loro virtù spirituali e per la loro rettitudine cristiana.
L’origine di Ognissanti: quando la festa era solo dedicata a martiri e si celebrava il 13 maggio
La commemorazione di santi e martiri è presente nella storia di molte Chiese sin dal IV secolo, ma nella Chiesa cattolica parrebbe derivare dalla festa romana della Dedicatio Sanctae Mariae ad Martyres, che celebrava l’anniversario della trasformazione del Pantheon in chiesa dedicata alla Vergine e a tutti i martiri cristiani.
A disporre questa trasformazione del luogo sacro fu papa Bonifacio IV, il 13 maggio 610, che divenne così il primo vero giorno dedicato alla commemorazione di tutti i martiri, ma non dei santi. Fu infatti papa Gregorio IV, due secoli dopo, a spostare la celebrazione al primo novembre, includendo nella festività anche la commemorazione dei santi. La solennità di Tutti i Santi sostituì dunque così l’antica festa romana dedicata a San Cesario di Terracina, fissata proprio al 1º novembre.
Ognissanti come Halloween: i peggiori supplizi subiti da martiri e santi
Quella di Ognissanti è una festa che non ha certamente nulla da invidiare ad Halloween, considerate le storie di vita (e di morte) dei santi, tra violenze, ingiustizie e personaggi dai connotati post mortem alquanto terrificanti. Si va dalla Santa senz’occhi (Santa Lucia) a chi è stato scuoiato vivo (San Bartolomeo), dal martire bersagliato di frecce (San Sebastiano) ai due costretti a ingerire piombo fuso (San Ciriaco e San Vincenzo). Scene che nel corso dei secoli hanno ispirato moltissimi tra pittori, scultori e artisti.
Santa Lucia
Forse una delle più celebri sante, Santa Lucia, protettrice della vista, è nota per il suo attributo iconografico, ovvero gli occhi su un piatto o una coppa. Nonostante ciò, questa particolarità è assente nella tradizione fino al Quattrocento, quando viene aggiunto al suo martirio proprio l’episodio in cui le vengono cavati (o si cava da sola) gli occhi. La storia originale la vede invece sottoposta alle peggiori torture, dopo essere stata minacciata di essere esposta fra le prostitute, alle quali sopravvisse, così come al rogo. Venne quindi decapitata.
San Bartolomeo
Uno degli dodici Apostoli, San Bartolomeo ha forse subito uno dei più atroci martiri. Di lui parlano molte leggende, tuttavia storicamente inattendibili, che lo vedono missionario in India e in Armenia, ma subendo alla fine un martirio tremendo: fu scuoiato vivo e decapitato.
San Sebastiano
Tra i più celebri martiri della storia, San Sebastiano tentò a lungo di nascondere la sua fede cristiana, ma una volta scoperto dall’imperatore romano Diocleziano e dopo aver fidiutato di abiurare, venne legato nudo a un albero e, trattandosi di un ufficiale dell’esercito, fu condannato ad essere trafitto dalle frecce dei suoi soldati che lo usarono come bersaglio.
San Ciriaco e San Vicenzo
Protagonisti lontani nella storia, subirono entrambi una terrificante tortura: sia San Ciriaco che San Vincenzo furono infatti costretti a ingerire piombo fuso. Il primo fu vescovo di Gerusalemme e subì più di un supplizio: la tradizione vuole che fosse mutilato della mano destra, costretto a ingurgitare del piombo fuso (ma si riprese dopo due ore), legato sopra una graticola e frustato, gettato in una fossa piena di serpenti velenosi, immerso nel bitume bollente e, infine, gli fosse trafitto il capo con una spada e, solo dopo questo, morì.
Diversa invece la questione per San Vincenzo. Del suo martitio col piombo fuso si ha un’evidenza in una rappresentazione pittorica nella Basilica di S. Vincenzo a Cantù (CO), ma la fonte che ha ispirato l’episodio è stata rintracciata soltanto in tempi recenti: sembrerebbe trattarsi di una versione abbreviata della “Vita di San Vincenzo” conservata in un codice altomedievale custodito alla Biblioteca Ambrosiana di Milano.
San Lorenzo
Lo ricordiamo per la famosa notte delle stelle cadenti, ma San Lorenzo ha alle spalle una storia ben più terrificante. Diacono di papa Sisto II, era tesoriere della Chiesa. Fu tuttavia martirizzato a causa delle persecuzioni che avvennero nel III secolo: la richiesta dei persecutori fu di consegnare tutte le ricchezze della Chiesa, ma San Lorenzo presentò loro degli orfani. Venne quindi straziato a colpi di frusta e in seguito messo su una graticola.
Sant’Agata
Catanese d’origine, la giovane Sant’Agata voleva restare illibata e consacrarsi a Dio. Rifiutate però le avances del prefetto, venne legata a testa in giù e le furono strappati i seni con una tenaglia. Salvata dall’apparizione di San Pietro (che peraltro fece una fine altrettanto controversa: venne crocifisso a testa in giù) che la guarì nella notte, venne trascinata sui carboni ardenti e obbligata a restarci finchè non morì.



