Il tema nucleare in questi giorni è protagonista dei dibattiti politici di tutta Italia e soprattutto del Veneto. Ma oltre a ciò che racconta la politica, cosa si sa su questa fonte di energia?
Tra quorum raggiunti a favore dell’introduzione del nucleare nel mix energetico nazionale e proposte pratiche che preoccupano ambientalisti, ma anche gruppi politici con pareri piuttosto discordanti, la questione energia nucleare in Italia è ad oggi uno dei temi che più fanno discutere… nel peggiore dei modi.
Mentre il resto del mondo cerca di passare dai combustibili fossili a fonti energetiche a bassa emissione di carbonio, il dibattito italiano sul tema – come molti altri in realtà – pare infatti essersi incagliato nella classica scaramuccia politica a cui siamo già abituati, senza considerare il fulcro della questione: la reale esigenza di un cambiamento nella produzione energetica del Paese che sia più sostenibile, non solo per il pianeta, ma anche per le tasche degli italiani.
E così, con l’ideologia galoppante di fondo a molte delle dichiarazioni sentite in queste ultime settimane, una soluzione tangibile ancora non si è trovata. Come è ovvio che sia, non sarà certo gettando sabbia negli occhi dei cittadini che si potrà arrivare a un risultato: servono sensibilizzazione, consapevolezza e informazione.
Partiamo dunque dalle basi: cosa sappiamo sul nucleare? Come sta cambiando il suo ruolo nella produzione energetica europea? Quanto è sicuro?
L’energia nucleare in Europa: il 20% dell’elettricità viene da lì
La gamma di opzioni energetiche considerabili, quando si parla di energie a basse emissioni di carbonio, è piuttosto vasta: si va dalle rinnovabili, come l’idroelettrico, l’eolico e il solare, al nucleare.
L’energia nucleare viene utilizzata sin dagli anni Cinquanta del secolo scorso e ha visto una rapida crescita a livello globale nei tre decenni successivi, in seguito ai quali ha subìto un grande rallentamento: se il disastro di Chernobyl del 1986 aveva già messo in dubbio la sicurezza di questa fonte energetica, lo tsunami di Fukushima del 2011 ha reso il tema ancora più controverso. Nonostante ciò, negli ultimi anni, la produzione di energia dal nucleare è nuovamente aumentata e, ad oggi, rappresenta il 20% dell’energia elettrica prodotta nell’UE (ndr. dati del 2022; fonte: Our World in Data), facendo del nostro continente il primo in classifica tra i produttori di energia nucleare al mondo. Il maggior contributo è dato dalla Francia (ha prodotto con il nucleare il 65,19% dell’elettricità totale nel 2023).

Nucleare nel mix energetico: quanto influisce l’Europa sulla scelta?
Nell’impiego del nucleare, il Parlamento europeo ha un ruolo relativo, seppur fondamentale. Come infatti è spiegato anche nelle note tematiche dell’Europarlamento sul tema, spetta agli Stati membri scegliere se includere l’energia nucleare nel loro mix energetico, ma “la legislazione dell’UE è intesa a migliorare gli standard di sicurezza delle centrali nucleari e a garantire che i rifiuti nucleari siano trattati e smaltiti in modo sicuro”.
Quanto è sicura l’energia nucleare?
Nonostante le preoccupazioni che ancora oggi le memorie del passato più e meno lontano del nucleare suscitano nell’opinione pubblica, i dati parlano molto chiaro: a provocare il maggior numero di morti all’anno, sia per inquinamento atmosferico che per incidenti legati alla catena di produzione, sono di gran lunga i combustibili fossili, con in testa alla classifica il carbone (oltre 65 decessi per terawattora di produzione di energia).

Nucleare e rinnovabili invece restano tra le più sicure a breve termine, con dati che si aggirano tra lo 0,02 e l’1,30 dei decessi per terawattora di produzione di energia (ndr. come sottolineano anche gli autori dell’articolo “Nuclear Energy” pubblicato su Our World in Data, per rendere comparabili i dati tra le morti causate dai combustibili fossili e da nucleare e rinnovabili, trattandosi di risorse impiegate in misura differente, è necessario confrontarli proprio in base al numero stimato di decessi che causano per unità di elettricità, cioè terawattora).
Insomma, è incredibile pensare come due incidenti abbiano influenzato la generale percezione di una fonte energetica che in realtà è molto più sicura di quelle maggiormente utilizzate.
Sicura sì, ma pulita?
L’insostenibilità delle fonti non rinnovabili è ormai appurata: soltanto il carbone, infatti, è stato responsabile del 45% delle emissioni di CO2 nel 2022 a livello mondiale (fonte: IEA). Ma quanto è pulito il nucleare? Una volta tanto, la statistica gioca a nostro favore: stando ai dati, le energie più sicure a breve termine sono anche quelle più sostenibili per l’ambiente e con meno emissioni di carbonio.
Sì, tra queste vi è anche il nucleare, che produce soltanto 6 tonnellate di CO2 per gigawattora di elettricità prodotta, contro le 970 tonnellate prodotte dal carbone, tra estrazione, trasporto e combustione: un dato 160 volte più alto di quello del nucleare (fonte: Our World in Data).
Quanto costa il nucleare?
Attualmente il costo per costruire un impianto nucleare è effettivamente alto: l’investimento iniziale si ripaga soltanto dopo 10-20 anni dall’avvio, anche a causa dei finanziamenti con tassi di interesse decisamente più alti rispetto a quelli per le rinnovabili. D’altra parte però varrebbe la pena considerare il fatto che, a parità di materia prima, la produzione di energia attraverso l’uranio sarebbe centinaia di migliaia di volte superiore rispetto a quella prodotta dal carbone. Inoltre, raggiunto il punto di pareggio, i costi operativi di una centrale sarebbero particolarmente bassi.
Insomma conveniente ma, per ora, solo a lungo termine.
La migliore soluzione per il futuro: un mix energetico vario, senza combustibili fossili

È ormai piuttosto diffusa la credenza, anche tra le istituzioni, che la decarbonizzazione a base di sole rinnovabili sia possibile. Ma si tratta, appunto, soltanto una credenza: molte di queste fonti di energia “green” sono infatti dipendenti dalla posizione geografica degli Stati in cui si trovano (ndr. idroelettricità, geotermia) o dalle condizioni meteorologiche (solare, fotovoltaico, eolico). Ciò rende queste fonti, seppur sostenibili per l’ambiente, molto più incerte e insostenibili per le necessità dell’uomo: per rispondere al fabbisogno energetico mondiale in maniera costante attraverso le sole rinnovabili sarebbe necessari spazi davvero molto estesi e costi di materia prima molto elevati.
Al contrario, l’energia prodotta dal nucleare è sempre disponibile e costante: fattori indispensabili per poter dare una valida alternativa alle fonti non rinnovabili.
Decarbonizzazione sì, dunque, ma guardando al futuro con razionalità: il nucleare forse potrebbe essere più d’aiuto di quanto si voglia credere.



