L’indagine dei Consulenti del Lavoro di Venezia che fa riflettere: su 112 intervistati, più del 50% teme per le competenze e la professionalità di chi ricorrere all’AI
Dalle pratiche più semplici, come la stesura di testi e creazione di immagini, a quelle più complesse, come la ricerca e la valutazione HR, l’intelligenza artificiale è diventata ormai parte della quotidianità e la sua applicazione nel mondo del lavoro è oggi un tema tanto sentito quanto combattuto: è davvero così necessario? Quali sono i limiti etici? In che modo potrebbe migliorare alcune professioni?
Sono solo alcune delle domande che l’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Venezia ha deciso di somministrare a un campione di 112 iscritti per la propria indagine sull’AI applicata al lavoro. I risultati, confrontati con la medesima indagine somministrata dal Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro (ndr. campione di 116 intervistati), fanno supporre che la provincia di Venezia non sia ancora davvero pronta ad accogliere a braccia aperte le ultime scoperte della tecnologia: insomma, c’è fiducia, ma non troppa.
I risultati dell’indagine: una “tiepida” fiducia all’AI
Le domande somministrate erano dodici, inerenti diversi aspetti: si va dall’impatto dell’intelligenza artificiale sul mondo del lavoro all’utilità di alcuni strumenti per mitigare i rischi che l’introduzione dell’IA potrebbe avere sul mercato lavorativo, passando per la gestione dell’HR tramite l’intelligenza artificiale, la valutazione dell’IA Act e molto altro. Ma analizziamo più da vicino alcune di queste.
Stando ai dati, solo per il 48,2% degli intervistati dal Cpo di Venezia ritiene che l’intelligenza artificiale possa contribuire alla creazione di nuove competenze e posti di lavoro. A livello nazionale, invece, la fiducia si attesta al 66,7%.
L’aumento della produttività, con effetti potenzialmente positivi sui salari, non è tra gli aspetti più considerati nel Veneziano (20,5%), mentre a livello nazionale quasi la metà dei consulenti del lavoro ritiene che sia una delle maggiori opportunità da considerare (47%). Solo il 26,8% degli intervistati veneziani poi ritiene che l’applicazione dell’IA nei settori lavorativi comporterà maggiore sicurezza sul lavoro, mentre a livello nazionale il dato si attesta al 34,2%.
In provincia di Venezia c’è invece più fiducia per quanto riguarda l’intelligenza artificiale come risposta alla carenza di lavoratori che sempre più connoterà il mercato del lavoro nei prossimi anni: il 25% degli intervistati vede infatti nell’intelligenza artificiale una buona soluzione, mentre a livello nazionale solo il 17,1%.
I rischi dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel lavoro sono comunque dietro l’angolo. Tra i principali, i più temuti a livello nazionale riguardano l’obsolescenza delle competenze (60,7%), la privacy dei dati (53,8%, mentre nel veneziano solo il 30,4% lo percepisce come uno dei maggiori pericoli) e l’ampliamento delle disuguaglianze tra i lavoratori (46,2%). Anche in provincia di Venezia obsolescenza delle competenze e disuguaglianze tra lavoratori sono in testa alle maggiori preoccupazioni (rispettivamente per il 42% e il 45,5%), insieme però alla perdita di professionalità dovuta alla delega all’AI di funzioni cognitive (53,6%, contro il 33,3% nazionale).
Per quanto riguarda l’effetto dell’IA sull’occupazione, il 47,3% degli iscritti all’Ordine dei Consulenti di Venezia ritiene che ci sarà tendenziale riduzione per effetto della sostituzione di molte attività (nazionale 16,2%). Più fiducioso il dato nazionale, che dimostra che il 66,7% crede invece che vi sarà una sostanziale stabilità, si perderanno lavori ma se ne creeranno di nuovi al tempo stesso (veneziano 36,6%). Simile invece la visione per cui vi sarà un tendenziale incremento dell’occupazione, per effetto della crescente domanda di nuove competenze dovute all’IA: 16,1% nel veneziano, 17,1% a livello nazionale.
La domanda in merito all’andamento dei sistemi di gestione HR basati sull’intelligenza artificiale nelle aziende entro il 2030 registra un dato simile alla media nazionale, seppur leggermente più sfiduciato a Venezia: a livello nazionale domina l’idea che si registrerà una forte crescita dell’utilizzo dell’IA nell’HR (43,6%, veneziano 40,2%), mente dal capoluogo veneto è più forte l’idea che si registrerà una crescita media (41,1%, nazionale 32,5%).
L’idea che l’AI possa avere un impatto positivo sul lavoro è per lo più positiva in Italia così come nel veneziano. Tra gli intervistati che valutano “Positivo e molto positivo” il possibile impatto dell’intelligenza artificiale su alcuni aspetti del mondo del lavoro, la produttività del lavoro è certamente l’aspetto nel quale la maggior parte degli intervistate crede che l’intelligenza artificiale influirà di più: lo pensa il 92,3% degli intervistati del Consiglio Nazionale e il 72,3% di quelli del Cpo di Venezia.
L’IA Act: uno strumento insufficiente
C’è poi la questione dell’IA Act. La legge è stata approvata dal Parlamento Europeo lo scorso marzo e mira a regolamentare l’utilizzo dell’AI, introducendo un quadro normativo e giuridico comune a tutti gli Stati europei. L’ambito di applicazione abbraccia tutti i settori lavorativi (ndr. ad eccezione di quello militare) e tutti i tipi di intelligenza artificiale.
Secondo il 58,9% degli intervistati del Cpo di Venezia e il 44% degli intervistati nazionali però si tratta di uno strumento che fissa sì dei principi, ma del tutto insufficienti a regolamentare effettivamente l’utilizzo dell’AI nelle nostre società.
Intelligenza artificiale ed etica: la grande sfida
La questione etica è certamente tra le più dibattute sul tema IA: fin dove ci si può spingere col loro impiego e cosa determinerà lo sfruttamento di questo strumento per il futuro dell’uomo?
Per il 57,1% degli intervistati veneziani, infatti, una delle principali sfide che l’intelligenza artificiale pone al mondo del lavoro riguarda proprio la gestione etica e responsabile dell’AI. A livello nazionale, invece, la sfida più importante per gli intervistati riguarda la definizione di un nuovo rapporto tra uomo e tecnologia nei contesti di lavoro (54,7%).
“L’intelligenza artificiale rappresenta certamente una vera e propria scommessa senza precedenti per moltissime realtà professionali – spiega Luca Scalabrin, presidente dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Venezia –. Sulla base di come ne faremo uso potrà essere opportunità o pericolo – le preoccupazioni sono legittime –, ma qualunque valutazione più chiara in merito si potrà ottenere soltanto attraverso un’interazione sempre maggiore con questo strumento. In questo, la figura del consulente del lavoro giocherà un ruolo fondamentale di guida e sentinella: solo prestando attenzione alle esigenze delle aziende e dei loro lavoratori infatti sarà possibile capire quali saranno le vere sfide del futuro e come agire per rendere l’intelligenza artificiale uno strumento prezioso per il mondo del lavoro”.



