Martedì 15 ottobre scatta in tutto Veneto la riaccensione dei termosifoni e delle caldaie.
Nella sola provincia di Padova (secondo una stima di Cna Padova e Rovigo a partire dai dati del catasto regionale degli impianti termici – Circe) sono circa 450 mila. Di questi, almeno il 10%, pari a circa 46mila caldaie, sono “di vecchia generazione”, quelle per cui la manutenzione è particolarmente importante perché il tecnico ne verifica, di fatto, anche il grado di sicurezza.
Tra il 2020 e il 2022 la Provincia di Padova, attraverso la società in house Padova Attiva, ha effettuato 493 ispezioni in loco e rilevato 181 avvisi di impianti non idonei (oltre il 36,7% del totale). In alcuni casi si è trattato di errori burocratici o di ritardi nell’adempimento dovuti anche alla pandemia, mentre 52 ispezioni (pari a oltre l’11% delle ispezioni) hanno dato un esito realmente negativo evidenziando elementi più o meno gravi di reale pericolo per chi quell’impianto lo usa quotidianamente.
Cna Padova: “incentivi mancanti”
Il bonus ristrutturazione, che fino alla fine di questo dicembre continuerà ad avere un’aliquota al 50% e un tetto di spesa a 96mila euro, verrà modificato per effetto del Decreto Superbonus: dal 1 gennaio 2025 al 31 dicembre 2027 questo si ridurrà al 36% per passare dal 2028 al 2033 addirittura al 30%. Il tutto con un tetto di spesa massima dimezzato rispetto ai 96 mila euro attuali e pari a 48 mila euro.
Per quanto riguarda gli impianti invece nulla si sa per certo tranne che il Governo ha intenzione di rivedere tutto il sistema delle incentivazioni già a partire da una Legge di Bilancio improntata al rigore dei conti.
“In un contesto in cui il Paese si è impegnato in sede europea in una revisione del proprio patrimonio edilizio attraverso l’approvazione della direttiva Casa Green dell’Ue – spiega Luca Montagnin, presidente di Cna Padova e Rovigo – una riduzione così significativa del sistema degli incentivi per le riqualificazioni edilizie è per lo meno incoerente con gli obiettivi che il Paese si è dato. Non solo: ancora una volta il sistema delle nostre imprese, realtà che sono uno dei pilastri della produzione e della redistribuzione della ricchezza sul territorio, si trovano a soffrire di una profonda incertezza a proposito del proprio futuro. Ancora una volta, infatti, a distanza da pochi mesi dalla fine di un sistema di incentivi che è stato storicamente un supporto strategico per l’edilizia nulla di certo è dato conoscere delle scelte del Paese. Un danno per l’edilizia del territorio, che è un volano formidabile per l’economia, ma anche e soprattutto per i cittadini e per la qualità di un patrimonio immobiliare che, ancora in larga parte, ha bisogno di interventi”.



