Secondo uno studio della Cgia l’aumento di pedaggi e carburanti mette sotto pressione i bilanci delle imprese venete
L’avvio del 2026 si sta rivelando particolarmente gravoso per il settore dell’autotrasporto, messo a dura prova dal forte incremento dei costi operativi. L’aumento dei pedaggi autostradali, pari a circa +1,5%, e quello del gasolio per autotrazione, cresciuto del 3,6%, stanno determinando un pesante rialzo dei costi fissi. Se il prezzo del diesel dovesse rimanere stabile per tutto l’anno, i costi complessivi potrebbero aumentare di diverse migliaia di euro per ciascun mezzo, con un impatto particolarmente rilevante sulle piccole imprese.

Secondo uno studio della Cgia, ogni veicolo pesante utilizzato dalle aziende di dimensioni più contenute potrebbe subire un incremento medio annuo di circa 2mila euro solo per il carburante rispetto alla fine del 2025. Un aggravio che rischia di comprimere ulteriormente margini già ridotti, in un contesto in cui molte imprese non possono beneficiare di rimborsi sui pedaggi o di crediti d’imposta per compensare l’aumento delle accise.
A questo si sommano i ritardi nei pagamenti, una criticità strutturale che continua a minare la stabilità finanziaria del comparto. Proprio per contrastare questa prassi, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è recentemente intervenuto con una circolare che richiama i committenti al rispetto dei termini, prevedendo sanzioni fino al 10% del fatturato annuo per i soggetti inadempienti. L’intreccio tra costi crescenti e flussi di cassa incerti rende così il quadro particolarmente preoccupante.
In dieci anni in Veneto perse oltre 2mila imprese

Il quadro appare ancora più critico se si osserva l’evoluzione del numero di imprese. In Veneto, negli ultimi dieci anni, lo stock delle aziende attive nell’autotrasporto è diminuito di 2.142 unità: dalle 8.808 del 2015 si è scesi alle 6.666 del 2025, con una contrazione del 24,3%, superiore alla media nazionale del 22,2. Un calo che riflette sia le conseguenze delle crisi economiche succedutesi nel tempo, sia la crescente concorrenza dei vettori stranieri, in particolare provenienti dall’Europa orientale.
A incidere sul ridimensionamento del settore sono stati anche i numerosi processi di aggregazione e acquisizione, che hanno ridotto soprattutto il numero delle imprese monoveicolari. Un fenomeno che, pur comportando una contrazione numerica, ha contribuito ad aumentare la dimensione media delle aziende e, di conseguenza, la produttività complessiva del sistema logistico regionale.
Un settore chiave per l’economia veneta
L’autotrasporto rappresenta uno dei pilastri dell’economia veneta, spesso sottovalutato ma fondamentale per garantire la continuità dei flussi produttivi. In una regione a forte vocazione manifatturiera, caratterizzata da un tessuto di piccole e medie imprese, il trasporto su gomma costituisce l’anello principale tra produzione, distribuzione e consumo. Oltre l’80% delle merci in Italia viene movimentato su strada almeno in una fase del percorso, rendendo il contributo degli autotrasportatori essenziale per il funzionamento quotidiano dell’economia.
Il settore svolge inoltre un ruolo decisivo nel sostegno al “Made in Italy”, assicurando puntualità, flessibilità e cura del carico, elementi indispensabili per la competitività delle eccellenze italiane sui mercati nazionali ed esteri. Senza contare l’importanza dell’autotrasporto nell’integrazione con gli altri sistemi logistici: porti, aeroporti, interporti e ferrovie dipendono in larga misura dalla distribuzione su gomma per l’ultimo miglio. Un ruolo chiave anche per lo sviluppo territoriale, poiché consente alle aree più periferiche di restare collegate ai principali mercati.
Le fragilità strutturali del comparto
Tra le principali criticità spicca il tema delle infrastrutture, spesso datate e non più adeguate ai volumi di traffico attuali. Tratti strategici come la Romea, l’A4 Brescia-Padova o l’autostrada Venezia-Trieste a due corsie continuano a rappresentare colli di bottiglia che generano rallentamenti e aumentano i costi operativi. A ciò si aggiungono i margini ridotti, una concorrenza sempre più aggressiva e la difficoltà a investire in mezzi moderni e tecnologie digitali.
Un ulteriore elemento di debolezza è la carenza di manodopera qualificata. Le condizioni di lavoro impegnative, gli orari irregolari e l’incertezza dei redditi rendono la professione di autista poco attrattiva, soprattutto per i giovani, con conseguenze dirette sulla qualità del servizio e sulla capacità di crescita delle imprese. Sullo sfondo, infine, resta la sfida ambientale, che impone un graduale rinnovo del parco mezzi e l’adozione di soluzioni più sostenibili, investimenti spesso difficili da sostenere senza adeguati incentivi.
Verona guida per numero di imprese, Belluno maglia nera per le perdite
Nel 2025, Verona si conferma la provincia veneta con il maggior numero di imprese di autotrasporto, pari a 1.573 unità, seguita da Padova con 1.504 e Treviso con 1.094. Guardando però all’andamento dell’ultimo decennio, è Belluno a registrare la contrazione più marcata, con un calo del 34%, pari a 73 imprese in meno. Seguono Treviso (-30%, -468 aziende), Rovigo (-28,9%, -155) e Venezia (-28,7%, -354).

Numeri che confermano un settore in profonda trasformazione, stretto tra l’aumento dei costi, le difficoltà strutturali e la necessità di innovare per restare competitivo in un contesto sempre più complesso.



