Sanità in Veneto, le consigliere Pd denunciano i ricoveri impropri di minori con diagnosi psichiatrica: “Sistema fallimentare”
“Troppi minori con diagnosi psichiatrica continuano a essere ricoverati in reparti non appropriati. Non è più accettabile, non è dignitoso”, è l’allarme lanciato dalle consigliere regionali del Partito Democratico Anna Maria Bigon, Chiara Luisetto e Monica Sambo, componenti della Quinta Commissione, commentando i dati contenuti nella relazione socio-sanitaria 2025.
Secondo i numeri illustrati dalle esponenti dem, nel corso dell’ultimo anno 560 minori sono stati ricoverati in pediatria, 458 in neuropsichiatria infantile, 240 addirittura in reparti di psichiatria per adulti e 286 in altri reparti ospedalieri, pur avendo una diagnosi psichiatrica. “In totale – sottolineano le consigliere – oltre 500 ragazzi sono stati collocati in contesti non idonei alla loro età e alla loro fragilità”.
Una situazione che, pur registrando un lieve miglioramento rispetto agli anni precedenti, viene definita “il segno di un fallimento del sistema”. “Nonostante il vantato aumento dei posti letto, comunque inferiori a quelli programmati nei reparti di Neuropsichiatria Infantile – dichiarano Bigon, Luisetto e Sambo – , la realtà dimostra che se non si costruisce un sistema adeguato, capace di garantire percorsi di cura appropriati, continui e rispettosi della dignità dei ragazzi, è tutto inutile“.
Le consigliere puntano il dito anche sulla fase delle dimissioni: “Rimettiamo questi minori sul territorio sapendo che i servizi sono carenti, che le liste d’attesa sono infinite, che gli appuntamenti sono eccessivamente distanziati nel tempo e che spesso manca una reale presa in carico. È una violazione del diritto alla cura, alla tutela e alla sicurezza”. Preoccupazione viene espressa anche per i giovani appena maggiorenni, che finiscono automaticamente nei reparti per adulti “senza alcuna attenzione alla loro specificità”.
Da qui la richiesta di un cambio di passo: “Servono più risorse, più personale dedicato e reparti di emergenza realmente idonei per i minori. Serve soprattutto un territorio che funzioni, che intercetti il disagio prima che esploda e che accompagni con continuità ragazzi e famiglie”.
Infine, l’appello alla prevenzione: “La prevenzione non può più attendere: lo psicologo di base deve diventare una realtà, non uno slogan rimandato all’infinito. Investire oggi significa evitare ricoveri impropri domani e impedire che il disagio si trasformi in cronicità. Mettere i minori al centro – concludono – non è una scelta opzionale, ma un dovere politico, sanitario e morale”.



