Ddl delega per riordino Servizio Sanitario Nazionale, Manildo e Luisetto: “Attacco frontale al Titolo Quinto della Costituzione. La Giunta regionale rompa il silenzio”
“Il Disegno di legge delega per la revisione del Servizio Sanitario Nazionale rappresenta una manifesta violazione, mai vista finora, delle competenze e dell’autonomia regionale in materia di organizzazione sanitaria”. A dichiararlo sono Giovanni Manildo, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale del Veneto, e Chiara Luisetto, vicepresidente della commissione consiliare Sanità, che commentano l’interrogazione depositata, assieme a tutti i consiglieri del Partito Democratico in Consiglio regionale, in cui chiedono conto alla Giunta regionale “dell’inerzia di fronte a questa riforma”.
Secondo i due consiglieri, si tratterebbe infatti di “un autentico tentativo di scippo di funzioni strategiche da parte del governo. È inaccettabile che si pretenda di stravolgere il modello organizzativo proprio ora, a soli sei mesi dalla scadenza degli investimenti previsti dal Pnrr, rischiando di paralizzare il sistema”.
A preoccupare profondamente sono soprattutto “le disposizioni sui cosiddetti ‘super-ospedali’ o strutture di eccellenza di terzo livello – spiega Giovanni Manildo –. Il fatto che queste strutture vengano finanziate direttamente con risorse del Fondo sanitario nazionale costituisce un’intromissione centralistica che scavalca ogni elementare competenza regionale sulla programmazione e sull’allocazione delle risorse. Inoltre, i criteri previsti per queste realtà aprono un rischio concreto di una ulteriore spinta verso la privatizzazione della sanità, favorendo l’ingresso di fondazioni ed enti privati a discapito della gestione pubblica e universale“.
“Perché la Regione del Veneto resta in un silenzio assordante di fronte a questo evidente scippo di competenze e risorse? – domanda Luisetto –. Chiediamo alla Giunta regionale di chiarire immediatamente la propria posizione: non si può restare a guardare mentre il governo centrale smantella l’autonomia regionale in materia di tutela della salute. Difendere il modello veneto significa opporsi a una riforma che centralizza il potere decisionale a Roma e sottrae risorse vitali all’assistenza dei nostri cittadini”.



