I risultati dello studio di Agar Brugiavini (Ca’ Foscari) testimoniano un allungamento della vita accompagnato di disuguaglianze sociali, economiche e di genere
“Vivere più a lungo non significa necessariamente vivere meglio”. In Italia, uno dei Paesi più longevi al mondo, l’allungamento della vita si accompagna a profonde disuguaglianze sociali, territoriali e di genere che incidono direttamente sulla qualità dell’invecchiamento. A evidenziarlo sono le analisi di Age-It – Ageing Well in an Ageing Society, il principale programma nazionale di ricerca sull’invecchiamento, finanziato dal PNRR e coordinato dall’Università di Firenze.
I dati mostrano come, superata la soglia dei 65 anni, aumentino le differenze nelle condizioni di salute, autonomia e benessere. L’invecchiamento, spiegano i ricercatori, non è un processo uniforme: fattori economici, percorsi lavorativi, accesso al welfare e contesto territoriale contribuiscono a determinare traiettorie molto diverse, spesso segnate da fragilità crescenti.
La “linea rossa” dell’invecchiamento femminile

Un focus particolare riguarda la condizione delle donne. Le analisi basate sui dati SHARELIFE, un’indagine europea che ricostruisce i percorsi di vita di oltre 30mila individui in 13 Paesi, evidenziano un forte divario di genere anche in Italia. Lo studio ha esaminato circa 5mila persone over 50, ricostruendone carriere scolastiche, lavorative, familiari e sanitarie.
I risultati mostrano come le donne abbiano più frequentemente carriere discontinue, spesso interrotte dal lavoro di cura non retribuito, con conseguenze dirette su reddito e pensioni. Nei grafici emerge chiaramente una fuoriuscita anticipata dal mercato del lavoro femminile, rappresentata da un’ampia area di inattività che pesa sulle condizioni economiche nella vecchiaia.
Le donne vivono mediamente più a lungo degli uomini, ma trascorrono una quota maggiore della loro vita in condizioni di salute peggiori, con una maggiore incidenza di malattie croniche e disabilità. Questo comporta una domanda più elevata di servizi sanitari e assistenziali, spesso in contesti territoriali dove il welfare risulta frammentato o insufficiente.
Secondo lo studio di Agar Brugiavini (Università Ca’ Foscari Venezia), The Longevity Agenda: Evidence, Innovation, and Policies for Longer Lives, la longevità italiana è segnata da forti divergenze non solo nello stato di salute, ma anche nelle opportunità di invecchiamento attivo e nell’accesso ai servizi. Una longevità che, senza adeguate tutele, rischia di trasformarsi in una lunga fase di vulnerabilità.
La sfida delle politiche pubbliche
Per Age-It, affrontare l’invecchiamento diseguale richiede un cambio di paradigma. Le politiche pubbliche devono agire lungo tutto l’arco della vita, intervenendo sulle disuguaglianze di genere nel lavoro, nel reddito e nell’accesso al welfare.
“La longevità è una conquista – sottolineano i ricercatori – ma senza politiche integrate rischia di diventare una nuova fonte di disuguaglianza“. Il costo dell’inazione, avvertono, sarebbe ben più alto degli investimenti necessari oggi per garantire un invecchiamento più sano, equo e sostenibile per l’intera società.



