Auto di grossa cilindrata a noleggio e acquisti di beni di lusso mentre le società accumulavano milioni di euro di debiti fiscali: indagati padre, madre e figlio a Rovigo per bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio
La Guardia di Finanza di Rovigo, su disposizione della Procura della Repubblica, ha eseguito il 21 gennaio 2026 un sequestro preventivo per un valore complessivo di circa 800mila euro nei confronti di tre persone residenti a Rovigo, indagate a vario titolo per bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio. A farlo sapere è il Procuratore della Repubblica di Rovigo, la dottoressa Manuela Fasolato.
Il provvedimento è stato emesso dal G.I.P. del Tribunale di Rovigo nell’ambito di una complessa indagine coordinata dalla Procura e condotta dal Gruppo della Guardia di Finanza di Rovigo.
Il presunto meccanismo fraudolento
Gli indagati sono tre professionisti, appartenenti allo stesso nucleo familiare (padre, madre e figlio), che secondo l’ipotesi accusatoria avrebbero amministrato, di diritto o di fatto, numerose società riconducibili a un unico gruppo imprenditoriale, attivo soprattutto nei settori della consulenza aziendale, elaborazione contabile e immobiliare.
Le indagini hanno preso avvio dalla richiesta di liquidazione giudiziale di due società rodigine gravate da ingenti debiti fiscali, maturati per il mancato pagamento delle imposte.
Secondo gli investigatori, i tre indagati avrebbero messo in piedi un vero e proprio sistema per continuare a operare senza pagare le tasse, trasferendo di volta in volta i debiti verso l’Erario su società “di comodo” (le cosiddette bad company), intestate a terzi. In questo modo sarebbe stato creato un gruppo di oltre 30 società, che nel tempo avrebbero accumulato debiti fiscali per circa 11 milioni di euro.
Per rendere più difficili i controlli e ritardare eventuali procedure fallimentari, le sedi delle società venivano fittiziamente trasferite a Roma, dove l’elevato numero di partite IVA avrebbe reso meno immediati i controlli fiscali. Inoltre, secondo l’accusa, gli indagati confidavano di evitare contestazioni penali sfruttando alcune norme del Codice civile e del Codice della crisi d’impresa.
A fronte dei debiti milionari accumulati dalle società, gli indagati avrebbero mantenuto – sempre secondo l’ipotesi accusatoria – un tenore di vita molto elevato, utilizzando risorse aziendali per il noleggio di auto di grossa cilindrata e per l’acquisto di beni di lusso tramite carte di credito aziendali.
Perquisizioni e sequestri
Contestualmente al sequestro, la Guardia di Finanza ha dunque eseguito perquisizioni personali e domiciliari nelle abitazioni e negli studi professionali degli indagati, impiegando sei pattuglie e anche un’unità cinofila specializzata nella ricerca di denaro. Sono così stati sequestrati orologi e beni di lusso, una villa di pregio con piscina sull’Isola di Albarella e disponibilità finanziarie su conti bancari e rapporti finanziari.
Le ricostruzioni investigative si basano su segnalazioni di operazioni sospette, accertamenti bancari, pedinamenti, perquisizioni e sull’analisi di un vasto materiale probatorio. Ora però le indagini continuano.



