Prevenzione, welfare e sostenibilità al centro delle nuove strategie per il territorio Veneto
La prevenzione delle emergenze sanitarie e l’evoluzione dei modelli di welfare diventano pilastri centrali per costruire una sanità pubblica più sostenibile e attenta ai territori. Dalla lotta all’influenza aviaria, attraverso strategie basate su vaccinazione e biosicurezza, fino allo sviluppo dell’agricoltura sociale come strumento di benessere e inclusione, istituzioni e comunità sono chiamate a sperimentare nuovi approcci capaci di tutelare persone, sistemi produttivi e ambiente.
Questi temi saranno al centro della conferenza stampa di stamattina a Palazzo Santo Stefano a Padova.
Influenza aviaria, prevenzione e biosicurezza per superare la logica dell’emergenza
Il via libera definitivo al nuovo Piano nazionale di contrasto all’influenza aviaria segna un cambio di passo rilevante per il comparto agricolo. A sottolinearlo è Vincenzo Gottardo, consigliere provinciale delegato all’Agricoltura, che evidenzia come si passi finalmente da una gestione basata sui ristori successivi ai danni a una strategia fondata sulla prevenzione, sulla biosicurezza e sul sostegno alle attività nelle aree a rischio.
Il piano introdurrà dalla primavera 2026 la vaccinazione preventiva di tacchini e galline ovaiole. Il provvedimento interesserà inizialmente il territorio veronese, cuore dell’avicoltura regionale, ma avrà effetti significativi anche sulla provincia di Padova, inserita tra le zone a maggior rischio insieme al resto del Veneto, alla Lombardia e all’Emilia-Romagna, a causa delle rotte migratorie dell’avifauna.
Secondo Antonia Ricci, direttrice generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, le epidemie di influenza aviaria non possono più essere considerate eventi sporadici. Il controllo basato sugli abbattimenti di milioni di capi e sui risarcimenti non è più sostenibile né dal punto di vista etico-ambientale né da quello economico. La vaccinazione rappresenta quindi un approccio moderno, orientato alla tutela della salute animale e pubblica, già sperimentato finora solo in Francia.
Il nuovo paradigma si sviluppa lungo tre direttrici principali: vaccinazione preventiva nelle regioni a rischio, rafforzamento delle misure di biosicurezza per proteggere gli allevamenti dal contatto con l’avifauna selvatica e sostegno economico agli allevatori costretti a fermare la produzione nei periodi e nelle aree più vulnerabili. Un impianto che punta a ridurre drasticamente la circolazione del virus H5N1 e a limitare l’impatto economico dei focolai.
L’urgenza dell’intervento è confermata anche dai dati EFSA, che registrano oltre 2.500 casi di influenza aviaria tra gli uccelli selvatici in Europa nell’ultimo trimestre del 2025. Sebbene il rischio per l’uomo resti basso, le ricadute economiche per le imprese agricole sono potenzialmente devastanti, soprattutto in territori ad alta densità produttiva come quello padovano.
Agricoltura sociale, un nuovo pilastro del welfare territoriale
Accanto alla prevenzione sanitaria, la sanità pubblica guarda anche all’innovazione dei servizi alle persone. In questo contesto si inserisce l’agricoltura sociale, considerata una leva strategica per uno sviluppo più inclusivo e sostenibile.
Come spiega Laura Contalbrigo, medico veterinario del Centro di referenza nazionale per gli Interventi assistiti con gli animali dell’IZSVe, l’agricoltura sociale unisce la multifunzionalità agricola all’innovazione sociale, offrendo nuove opportunità alle aree rurali e periurbane. Attraverso l’inclusione lavorativa, i servizi alla comunità, il supporto alle terapie mediche e riabilitative, i progetti educativi e la tutela della biodiversità, queste attività contribuiscono a migliorare la qualità della vita delle persone all’interno di una visione di Green Care.
La connessione tra agricoltura sociale e welfare apre a modelli innovativi ispirati ai concetti di Community Care e One Welfare. Le fattorie sociali diventano così nuovi contesti capaci di valorizzare la relazione tra uomo, animale e ambiente, colmando gap assistenziali attraverso forme di co-progettazione sempre più necessarie in una società in rapido cambiamento.
In questo quadro si inserisce anche l’impegno dell’IZSVe con il progetto RaSo – Radici di solidarietà, che punta a promuovere e valorizzare l’agricoltura sociale sul territorio regionale, favorendo la costruzione di un modello di welfare innovativo, sostenuto anche dai recenti aggiornamenti normativi della Legge regionale 9/2025. Un percorso che mette al centro la relazione uomo-animale come strumento concreto di benessere e coesione sociale.



