La raccolta firme resterà aperta fino al prossimo 30 settembre: la richiesta è di ridurre da 10 a 5 anni il tempo per richiedere la cittadinanza, lasciando invariati gli altri requisiti necessari
Alla fine il traguardo è stato raggiunto: mezzo milione di firme raccolte per il referendum sulla cittadinanza italiana promosso da Riccardo Magi, deputato di +Europa, ma sostenuto anche da altri partiti progressisti (Possibile, Radicali Italiani, Partito Socialista Italiano, Rifondazione Comunista) e decine di associazioni.
La raccolta firme online era stata aperta lo scorso 6 settembre, con scadenza 30 settembre: l’obiettivo era raggiungere in poco meno di un mese la quota dei 500mila firmatari. Non è servito così tanto tempo: dopo un inizio un po’ a rilento che aveva visto il referendum raccogliere appena qualche decina di migliaia di sottoscrizioni fino alla settimana scorsa, si è riusciti a raggiungere il quorum, con sei giorni d’anticipo e con un record di oltre 150mila firme raccolte soltanto nella giornata di ieri.
Cittadinanza: come si ottiene oggi e cosa chiede il referendum
La normativa attualmente in vigore prevede che la cittadinanza italiana possa essere concessa a un cittadino straniero maggiorenne legalmente residente in Italia ininterrottamente da almeno 10 anni (articolo 9 della legge n. 91/1992). In alternativa, può richiedere la cittadinanza chi si sia unito in matrimonio a un cittadino italiano.
La richiesta formulata attraverso il referendum sarebbe invece quella di ridurre queste tempistiche a 5 anni, lasciando tuttavia invariati gli altri requisiti necessari per presentare la richiesta di cittadinanza, ovvero: la conoscenza della lingua italiana, il possesso di adeguate fonti economiche, l’idoneità professionale, l’ottemperanza agli obblighi tributari e l’assenza di cause ostative collegate alla sicurezza della Repubblica Italiana. “In Italia la legge era già così dal 1865 al 1992 quando la legge n.91 ha introdotto una irragionevole penalizzazione dei cittadini extra Ue”, si legge nel sito del referendum. Se si andasse a modificare la legge, si tratterebbe dunque di un ritorno a quanto era previsto dalla legislazione prima del 1992, in linea per altro con quanto stabilito anche con altri Stati dell’Unione Europea.
La difficoltà di chi nasce in Italia da genitori stranieri
La normativa italiana in merito all’acquisizione della cittadinanza è tra le più restrittive d’Europa. Uno dei principali problemi riguarda certamente i figli di cittadini stranieri nati in Italia. L’attuale legge infatti si basa sullo ius sanguinis, il cosiddetto “diritto di sangue”, secondo cui acquista di diritto la cittadinanza alla nascita solo chi è nato da madre o padre cittadini italiani, mentre chiunque abbia genitori stranieri, seppur nato e cresciuto in Italia, debba attendere fino al compimento del diciottesimo anno d’età per richiedere la cittadinanza.
Ius soli, ius scholae e referendum: numeri e differenze
Esistono due modelli alternativi di cui di recente si è tornati a parlare, rappresentati dallo “ius soli” e dallo “ius scholae”. Ma quali sono le differenze rispetto alla richiesta del referendum sulla cittadinanza?
Lo ius soli, adottato anche negli Stati Uniti, riguarda soltanto i nati in un determinato Stato, poiché lega il diritto di cittadinanza al luogo di nascita. Se venisse applicato in Italia, dunque, farebbe in modo che chiunque fosse nato in Italia fosse italiano. Si tratterebbe di circa 500mila persone l’anno.
Lo ius scholae, proposta che nell’ultimo periodo ha acceso anche qualche animo in Regione, prevedrebbe invece che l’acquisizione della cittadinanza fosse strettamente connessa al completamento di un ciclo di studi di 5 anni. Questa proposta andrebbe quindi a beneficio di circa 135mila persone all’anno.
Con la proposta avanzata da +Europa, i numeri sarebbero molto diversi: in Italia, infatti, le persone in che potrebbero beneficiare direttamente o indirettamente (figli minori conviventi) dell’intervento proposto dal referendum sarebbero circa 2,5 milioni.
Come sottoscrivere la domanda
Per votare è sufficiente essere in possesso di SPID o CIE e collegarsi al sito www.referendumcittadinanza.it. C’è tempo fino al prossimo 30 settembre.

Il quesito proposto a cui rispondere è questo: “Volete voi abrogare l’art. 9, comma 1, lettera b), limitatamente alle parole “adottato da cittadino italiano” e “successivamente alla adozione”; nonchè la lettera f), recante la seguente disposizione: “f) allo straniero che risiede legalmente da almeno dieci anni nel territorio della Repubblica”, della legge 5 febbraio 1992, n. 91, recante nuove norme sulla cittadinanza”?”.
Le prossime tappe
Una volta depositate le firme sarà necessario un controllo di legittimità, cui seguirà il vaglio della Corte Costituzionale sull’ammissibilità, previsto per il prossimo febbraio. Il possibile voto dovrebbe invece arrivare in primavera, quando tuttavia affinché il risultato sia validato sarà necessario che almeno il 50% degli aventi diritto si rechi alle urne.


