A Venezia lavoro povero, carenza di servizi e politiche regionali: l’allarme in consiglio regionale da parte della consigliera Monica Sambo
Venezia come cartina di tornasole delle criticità del Veneto contemporaneo. È il quadro tracciato dalla consigliera regionale Monica Sambo, che in una nota punta il dito contro lavoro povero, carenza di servizi e scelte politiche che avrebbero relegato la città lagunare ai margini dell’agenda regionale.
“Venezia è il simbolo più evidente delle contraddizioni del Veneto di oggi – commenta Sambo -. Una città che produce ricchezze, lavoro e attrattività internazionale, ma in cui sempre più persone, soprattutto donne, non riescono a vivere del proprio lavoro”.
Secondo Sambo, nei settori chiave del turismo e del terziario la situazione salariale è ormai insostenibile: “Nel turismo e nel terziario, settori centrali per l’economia veneziana, – spiega la consigliera – troppe donne percepiscono salari che non raggiungono i 15mila euro lordi annui. Lavoro povero, contratti precari e stagionalità rendono impossibile costruire autonomia economica e un progetto di vita. Per questo diciamo con chiarezza che sotto i 9 euro l’ora non è lavoro, è sfruttamento. Il salario minimo non è un’ideologia, ma una soglia di dignità che riguarda anche il Veneto”.
A questa condizione si affianca una forte carenza di servizi, in particolare per l’infanzia: “A questa condizione – aggiunge Sambo – si somma una grave carenza di servizi. In Veneto meno di 15 bambini su 100 hanno accesso a un asilo nido pubblico. Quando i servizi mancano, il prezzo lo pagano quasi sempre le donne: sono loro a rinunciare al lavoro, a ridurre l’orario, a interrompere una carriera perché il carico della cura ricade nelle famiglie. Investire e garantire i servizi alle famiglie significa garantire indipendenza economica alle donne, e l’indipendenza economica è una condizione di libertà per le donne, perché la dipendenza economica dall’uomo può creare situazioni di ricatto, di vulnerabilità e persino di violenza”.
Nel ragionamento della consigliera, lavoro povero, mancanza di servizi ed emergenza abitativa si intrecciano direttamente con il tema dello spopolamento: “La piaga della violenza sulle donne e dei femminicidi si combatte con nuove leggi, con una vera educazione affettiva nelle scuole, ma anche con servizi alle famiglie e per le donne. Il lavoro povero, la mancanza di servizi e l’emergenza abitativa – evidenzia Sambo – hanno un effetto diretto nelle città: chi lavora a Venezia non riesce più a viverci. Gli affitti brevi fuori controllo e l’assenza di politiche per la casa stanno svuotando Venezia dei suoi residenti”.
Sambo critica infine le scelte istituzionali della Regione: “Venezia non è un brand, non è il Veneto ‘The Land of Venice’. È una città viva, con lavoratrici e lavoratori, famiglie, studenti, e ha bisogno di politiche pubbliche, non di slogan. Dentro questo quadro – prosegue la consigliera – pesa una scelta politica precisa. Venezia, pur essendo tornata in Consiglio regionale dopo trent’anni, è stata lasciata ai margini: nessuna delega sulla Legge Speciale per Venezia e nessuna su Porto Marghera, due strumenti fondamentali per il lavoro, l’ambiente e il futuro industriale non solo della città, ma di tutto il Veneto”.
La richiesta conclusiva è netta: “Serve un cambio di passo. Venezia non può essere ridotta a vetrina turistica: va riconosciuta la sua specialità e va rimessa al centro delle politiche regionali. Ripartire dal lavoro dignitoso, dal salario minimo, dai servizi e dall’autonomia delle donne significa costruire un futuro possibile per Venezia e per l’intero Veneto”, conclude Sambo.



