Una sentenza che chiude un procedimento durato oltre quattro anni, con la condanna dei vertici della ex Miteni e delle multinazionali coinvolte e l’impegno della Cgil a difendere il verdetto
Il deposito delle motivazioni della sentenza della Corte d’Assise del Tribunale di Vicenza sul processo ex Miteni segna un passaggio decisivo in una delle più importanti vicende giudiziarie ambientali degli ultimi anni. Con un fascicolo di oltre duemila pagine, si chiude formalmente un procedimento penale durato più di quattro anni, che il 26 giugno 2025 ha portato alla condanna di 11 dei 15 imputati legati allo stabilimento Miteni di Trissino e alle multinazionali proprietarie Mitsubishi e Icig. Le pene inflitte ammontano complessivamente a 141 anni di carcere, oltre all’obbligo di risarcire le parti civili costituite, per una serie di reati ambientali e fallimentari.
Sulla pubblicazione delle motivazioni è intervenuta la Cgil del Veneto, che ha sottolineato la portata storica della decisione. La segretaria regionale Silvana Fanelli ha definito la sentenza “una pietra miliare nella lotta per la difesa dell’ambiente e della salute della popolazione, beni comuni essenziali che sempre più devono essere rispettati e preservati se vogliamo garantire un futuro al pianeta ed all’umanità”.
Fanelli ha inoltre ribadito l’impegno del sindacato a difendere quanto stabilito dalla Corte, sottolineando come il provvedimento abbia chiarito che gli imputati erano consapevoli dell’inquinamento in corso e non abbiano fatto nulla per fermarlo. In questo senso, ha spiegato che “per difendere l’importante sentenza che ha stabilito che gli imputati erano a conoscenza dell’inquinamento in atto e non si sono adoperati per fermarlo, la Cgil del Veneto è pronta fin da subito ad essere presente come parte civile anche in appello, nel caso fosse necessario“.
Il tema della tutela della salute dei lavoratori è stato richiamato anche da Giampaolo Zanni della Cgil del Veneto, che segue la vicenda fin dalle sue prime fasi. Zanni ha ricordato come resti centrale l’accertamento delle responsabilità penali dei vertici aziendali rispetto ai danni subiti dagli ex dipendenti dello stabilimento di Trissino. “La Cgil ancora una volta afferma che vanno accertate le responsabilità penali dei vertici aziendali anche in ordine ai danni alla salute subiti dagli ex lavoratori Miteni, che sono stati esposti senza alcuna protezione alle sostanze Pfas e che ancora oggi hanno nel sangue valori altissimi di sostanze dichiarate tossiche per la salute umana ed alcune anche cancerogene, come il Pfoa”.
Nel comunicato viene infine evidenziata la necessità di un intervento più ampio da parte dell’Inail, affinché, dopo il riconoscimento della malattia professionale per una parte dei lavoratori che ne hanno fatto richiesta, venga estesa la tutela anche a coloro che sono ancora in attesa di una risposta. Una richiesta che si inserisce nel solco di una vicenda giudiziaria destinata a restare un punto di riferimento nel dibattito su ambiente, salute e responsabilità d’impresa.



