L’analisi territoriale evidenzia una diffusione omogenea del voto, con la Lega prima lista nella grande maggioranza dei comuni veneti, affiancata da performance significative di Fratelli d’Italia
“Questa tornata elettorale ci consegna un Veneto che, ancora una volta, ha scelto con chiarezza il presidente della Giunta regionale e il risultato della coalizione di centro-destra è il frutto di un lavoro di squadra, di una capacità di governo riconosciuta e di un rapporto saldo con i territori. Al tempo stesso, la presenza più articolata dell’opposizione in Consiglio arricchirà il confronto democratico, che è sempre un valore”. A dirlo è il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Roberto Ciambetti, che ha commentato i dati e le preferenze registrate in serata in occasione del punto stampa tenutosi a Palazzo Ferro Fini.
“L’astensionismo ha avuto un peso importante e l’Aire pesa come due province considerato che gli iscritti totali sono quasi il doppio degli elettori delle provincie di Belluno, per l’appunto circa 177 mila e Rovigo, circa 195 mila – ha ricordato Ciambetti -. Ora il nostro compito è trasformare questi dati e queste preferenze in responsabilità dando continuità alle politiche che hanno funzionato, ma dimostrando anche capacità di ascoltare e interpretare i segnali che arrivano da un’affluenza più bassa e da un quadro politico in evoluzione”.
La situazione nel Veneto di Stefani
Il quadro elettorale veneto appare ormai definito con l’86% delle sezioni scrutinate (dati delle 23 di ieri). Le proiezioni confermano una netta affermazione del centrodestra guidato da Alberto Stefani, in vantaggio nella quasi totalità dei comuni. Fanno eccezione Venezia, dove è avanti Manildo, e Santa Lucia di Piave, che vede in testa Szumski.
La lettura territoriale mostra una distribuzione omogenea del consenso, con la Lega che si conferma primo partito nella maggior parte dei municipi. Bene anche Fratelli d’Italia, mentre in alcuni centri maggiori – in particolare Venezia e Padova – resta prevalente il Partito Democratico.
Ripartizione dei seggi (dati parziali alle 23 di ieri – 86% sezioni scrutinate)
- Lega – Liga Veneto – Stefani Presidente: 19 seggi
- Partito Democratico – Manildo Presidente: 9 seggi
- Fratelli d’Italia: 9 seggi
- Forza Italia – Autonomia per il Veneto: 3 seggi
- Szumski Resistere Veneto: 2 seggi
- Alleanza Verdi e Sinistra: 2 seggi
- Uniti per Manildo: 1 seggio
- Movimento 5 Stelle: 1 seggio
- Unione di Centro: 1 seggio
- Liga Veneta Repubblica: 1 seggio
- Civiche Venete per Manildo: 1 seggio
I dati confermano un assetto sostanzialmente proporzionale, dato che la coalizione vincente supera la soglia del 60% e non fa scattare, quindi, il premio di maggioranza. È questo il motivo per cui il centrodestra passerà dai 41 seggi che aveva oggi a un numero verosimilmente compreso tra i 32 e i 36 seggi, con le opposizioni che registrano un significativo incremento rispetto alla XI Legislatura.
Il voto nei territori
Dal punto di vista territoriale emergono alcune dinamiche significative: Verona è la provincia con la percentuale più alta per Stefani, vicino ai livelli del 2020, mentre Vicenza conferma una crescita del centro-destra sopra la media regionale come già evidenziato nelle Europee 2024 rispetto alle Politiche 2022
Padova, pur rimanendo competitiva per il centro-sinistra nei comuni maggiori, mostra un recupero marcato del centro-destra rispetto alle europee e Treviso presenta il dato più rilevante per la lista Szumski, sopra il 10% in molti comuni.
Belluno registra l’affluenza più bassa della regione (35%), con un calo legato probabilmente alla riduzione dell’“effetto Zaia”. Rovigo invece conferma un risultato molto elevato per la coalizione di Stefani.
L’algoritmo per il riparto dei seggi

Sul piano tecnico, la sperimentazione del nuovo algoritmo matematico di riparto dei seggi, Psephos, ha dato riscontri positivi, con una generazione corretta dei dati e alcune criticità limitate alla fase di acquisizione delle informazioni dai territori.



