Manildo: “Il “programma Stefani” non è il programma di una coalizione, ma lo stesso file pubblicato dalla Lega oltre un mese fa. Non basta un restyling comunicativo per poter parlare di cambiamento”
“Oggi scopriamo una cosa grave e insieme rivelatrice: il centrodestra non ha un programma di coalizione. Non esiste. Non lo hanno mai presentato”. Attacca così Giovanni Manildo, candidato presidente del centrosinistra per il Veneto, che denuncia quanto emerso in queste ore sul documento programmatico pubblicato sul sito di Alberto Stefani.
“Il “programma Stefani” non è il programma di una coalizione. È lo stesso file pubblicato dalla Lega oltre un mese fa, identico in ogni dettaglio: testo, grafica, indice, persino l’introduzione. L’unica differenza? All’inizio aveva il simbolo della Lega, oggi ha il logo personale di Stefani – afferma Manildo –. Viene spacciato come programma di coalizione, ma con tutta evidenza non lo è. Non a caso senza i simboli dei partiti che dovrebbero sostenerlo”.
“Gli elettori hanno diritto di sapere su che cosa una coalizione si sia impegnata: cosa intende fare, cosa non farà, quali priorità condivide – prosegue il candidato del centrosinistra -. Tanto più visto che i partiti del centrodestra hanno litigato per mesi sulla candidatura, da settimane si spartiscono gli assessorati sui giornali, e non sono neppure riusciti a mettersi d’accordo su un programma comune. È un fatto molto serio e molto poco rispettoso verso i cittadini”.
Manildo rivendica invece il lavoro che avrebbe svolto in questo periodo il centrosinistra. “Noi abbiamo fatto l’esatto opposto: un percorso condiviso, un ascolto diffuso, un lavoro paziente che ha portato a un programma sintetico e chiaro, ulteriormente raccolto in sette priorità essenziali. Sono gli assi portanti di un vero progetto di rinnovamento”.
“La differenza tra chi ha una visione e chi nasconde il disaccordo sotto un nuovo logo è evidente – conclude Manildo -. E l’ulteriore dimostrazione di quanto diciamo fin dall’inizio: non basta un restyling comunicativo per poter parlare di cambiamento“.


