Visalli, candidata tra le fila del Partito Democratico: “Serve un cambio di passo: proposte per la legge regionale sul commercio e buone pratiche per la rigenerazione di città e territorio”
I centri cittadini storici del Bellunese si stanno svuotando: pochi giovani, pochi servizi. Il lento e continuo spopolamento della provincia sembra inarrestabile ed è proprio su questo tema che interviene Irma Visalli, candidata alle prossime elezioni regionali tra le fila del Partito Democratico.
Secondo Visalli, architetta urbanista esperta in processi partecipati di sviluppo locale governance, per una montagna da abitare servono servizi di prossimità. “Ci sono due ordini di problemi – spiega la candidata dem -. Il primo è la desertificazione dei centri storici. È sotto gli occhi di tutti quanti negozi chiudono quotidianamente, con una visibile perdita di vitalità degli spazi collettivi oltre alla stessa percezione “visiva”, che comunica una spiacevole sensazione di abbandono che si riversa sulla visione di tutta la città. La seconda questione è quella della montagna di media e alta quota, dove avere un negozio, un servizio di posta o uno sportello bancomat è veramente raro. Lo spopolamento è fenomeno che ha diretta relazione con l’assenza dei servizi di prossimità, che hanno evidentemente anche un ruolo sociale“.
La proposta: “Commercio e servizi di prossimità“
Partirà proprio da questo quadro l’incontro, promosso dalla stessa Visalli, dal titolo “Commercio e servizi di prossimità. Per la montagna abitata”, organizzato per venerdì 14 novembre a Feltre (Sala Ocri, inizio alle 20.30). Nell’occasione Visalli dialogherà con la collega torinese Elena Franco, specialista di politiche pubbliche e distretti del commercio, che porterà alcune buone pratiche sviluppate in aree montane.
“Il commercio di prossimità è indispensabile per abitare la montagna, tanto nelle piccole e medie città quanto nei borghi di alta quota – afferma Visalli -. Per questo è necessario che la prossima amministrazione regionale termini il riordino della legge quadro sul commercio che deve contenere tre indicazioni fondamentali: innanzitutto, non permettere più la realizzazione di centri commerciali, soprattutto quelli fino a 1500 mq, in valle o nei centri abitati con la “facilità” con cui questo oggi avviene; agevolare in alta montagna la nascita e lo sviluppo di attività commerciali che possano svolgere, sull’esempio dei vecchi empori, anche altri servizi come poter pagare una bolletta o gestire la corrispondenza. Questo implica accordi tra enti e partenariati pubblico-privati; infine, implementare vere politiche di rivitalizzazione dei centri storici all’interno delle iniziative già esistenti dei Distretti del commercio, incentivando progetti strategici“.



