Tre i finalisti selezionati dalla giuria tecnica del premio: Camilla Costanzo con “Tempo al tempo” (Mondadori), Francesco Permunian con “Teatri minimi della Valpadana” (Quodlibet) e Aurelio Picca con “La Gloria” (Baldini+Castoldi)
Venerdì 14 novembre, il Teatro Toniolo di Mestre sarà il palcoscenico della cerimonia di premiazione della 62esima edizione del Premio Letterario “Regione del Veneto – Leonilde e Arnaldo Settembrini – Mestre”. Il riconoscimento, dedicato esclusivamente ai racconti e alle novelle in lingua italiana, è nato nel 1959 per volontà di Arnaldo Settembrini, in memoria della moglie Leonilde Castellani Settembrini, e continua a celebrare la narrativa italiana con un’attenzione particolare alla qualità e alla tradizione letteraria.
I tre finalisti
Tre i finalisti selezionati dalla giuria tecnica del premio, presieduta da Giancarlo Marinelli e che ha visto quest’anno l’ingresso dell’autore padovano Matteo Strukul, vincitore del Premio Bancarella nel 2017: Camilla Costanzo con “Tempo al tempo” (Mondadori), Francesco Permunian con “Teatri minimi della Valpadana” (Quodlibet) e Aurelio Picca con “La Gloria” (Baldini+Castoldi).
L’opera vincitrice sarà decretata nel corso dell’evento dalla Giuria di 30 Lettori selezionata fra gli abbonati del Teatro Toniolo e fra gli iscritti alle Associazioni culturali presenti nella città di Mestre. Il vincitore si aggiudicherà un premio di quattromila euro, mentre agli altri due finalisti andrà un riconoscimento di mille euro ciascuno.
“Tempo al tempo” di Camilla Costanzo (Mondadori)

Elena e Anita sono madre e figlia. Vivono sole da sempre, da prima che la bambina nascesse. L’uomo che avrebbe dovuto farle da padre è scomparso in una giornata ventosa. E allora come ha fatto Anita, che ormai ha sei anni, a ritrarlo in un disegno con tanta precisione? Don Roberto è un prete di strada. Ogni giorno percorre in lungo e in largo la Bassa sul suo furgone malconcio per portare aiuto dove c’è bisogno. Ha donato la sua vita agli altri, senza chiedere nulla per sé. E allora perché non riesce a perdonarsi? Elena, Anita, Roberto sono i tasselli di un puzzle che tocca al lettore ricomporre. Come tutti i personaggi di Camilla Costanzo, ci assomigliano. Hanno le nostre debolezze, soffrono delle nostre nevrosi, dicono le nostre stesse bugie. In questo intrigante romanzo per racconti, l’autrice ci costringe a guardarli da vicino, a prenderci del tempo per conoscerli. Attraverso una regia sapiente, indaga le loro svolte esistenziali – dalla maternità al lutto, dalla nascita di un amore al tradimento – fino a farci specchiare nella loro complessa umanità.
“Teatri minimi della Valpadana” di Francesco Permunian (Quodlibet)

La capacità straordinaria di “Permunian” è di rimescolare il torbido che c’è nelle vite, in certe vite; e anche continuamente di far sorridere di gusto, un po’ satanicamente, in un infernetto spirituale di quarta categoria, che è il suo bello originalissimo. Cosa c’è nel libro? C’è, tra i tanti casi narrati, un alto e stimato dirigente scolastico che si trasforma in un serial killer di vecchiette, operante qui e là per la Valpadana. Ingenue pulzelle ingravidate da preti, che più per lussuria che per amore buttano poi la tonaca alle ortiche. E c’è il protagonista stesso del libro, un tremulo e patologico masochista esperto nella Lingua dei Segni, che s’innamora e poi sposa una giovane sordomuta che finirà per impiccarsi davanti ai suoi occhi. Cioè un’allegra e sgangherata compagnia di guitti e buffoni che si agitano sulle assi polverose di un palcoscenico di provincia, con lazzi, anatemi e battute che stanno tra le comiche di Ridolini e il teatro della morte di Kantor.
“La Gloria” di Aurelio Picca (Baldini+Castoldi)

Il rumore ovattato dei guantoni sul sacco in un angolo di palestra, l’afrore del sudore, le braccia toste ed elastiche di Benvenuti, Monzón, Rinaldi, che danzano sul ring, duellano. Il cuoio di un pallone e quello del sellino di una bici da corsa, gambe che macinano chilometri su un campo da calcio e sui pendii di una montagna, grande cuore, polmoni di ferro, fatica e lacrime, eroi di un Paese che sceglieva campioni in cui si riconosceva, stesse facce segnate dalla vita, in un’epoca più semplice ma fatta di emozioni imperiose. Moto e macchine potenti, cavalli motore e cavalli in carne e ossa che mandano l’adrenalina a mille, che scavano l’asfalto e l’erba e, impavidi e incauti, si lasciano cavalcare o disarcionano corpi ora vincitori ora sconfitti. E, alla fine, nella polvere o sull’Olimpo, che cosa resta? Medaglie, campionati persi o agguantati all’ultima giornata, applausi e fischi. Sì, ma poi? Volti tumefatti, tendini strappati, un braccio teso a puntare il cielo, una smorfia esausta davanti al traguardo, un pneumatico solitario che rimbalza contro un guardrail, un uomo che vola legato a un sedile… Quello che resta non è per tutti; quello che resta è per chi ti s’insinua sottopelle, ti schizza di fango e sudore, ti fa sentire i denti stridere e il naso rompersi; è per chi ti stritola il cuore ma rimane con gli occhi asciutti. Quel che resta è la Gloria.
“Non bisogna nutrire i serpenti”
La serata di premiazione, dal titolo “Non bisogna nutrire i serpenti”, organizzata in collaborazione con la Città di Venezia, Teatro Toniolo, Amici della Musica di Mestre e Arteven, prenderà il via alle 18 e sarà presentata da Jane Alexander.
La cerimonia sarà preceduta da un incontro pubblico con i finalisti i quali dialogheranno con Matteo Strukul giovedì 13 novembre alle 18 alla libreria Coop in Piazza Ferretto a Mestre.
Per partecipare è possibile prenotare il proprio posto su Eventbrite.


