A Zenson di Piave indagini in corso su una ditta individuale che aveva stipulato un contratto d’appalto con il proprietario terriero di una vigna destinata a produrre Prosecco a Valdobbiadene
Non solo caporalato: la vendemmia 2025 nella Marca Trevigiana ha visto anche situazioni più complesse di veri e propri appalti illeciti. Nel corso della vendemmia appena conclusa, infatti, i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Treviso, avevano condotto alcuni controlli nei confronti di diverse realtà agricole del territorio della Marca Trevigiana, dove in alcuni casi erano state riscontrate violazioni alla normativa sul lavoro e l’impiego irregolare di 14 braccianti.
Tuttavia, tra queste aziende, l’attenzione dei finanzieri della Compagnia di Conegliano si è ora concentrata su una ditta individuale di Zenson di Piave, il cui titolare di origini pakistane aveva stipulato un contratto d’appalto con la società titolare del terreno, che si trova a Valdobbiadene e destinato alla produzione del Prosecco DOCG. Nel corso dei controlli delle Fiamme Gialle, erano stati censiti 20 lavoratori intenti a raccogliere uva da vino. DI questi, ben 18 figuravano formalmente dipendenti dalla ditta del titolare pakistano.

Gli accertamenti condotti avevano permesso non solo di appurare l’impiego di un lavoratore bengalese sprovvisto di permesso di soggiorno nel territorio italiano, che aveva comportato la denuncia alla Procura della Repubblica di Treviso del titolare della ditta individuale e dello stesso lavoratore, ma anche l’impego di un lavoratore completamente a nero, oltre a una più complessa ipotesi di appalto illecito.
I reali rapporti fra l’imprenditore di origini pakistane che forniva la manodopera e il legale rappresentante della società agricola proprietaria del fondo sono infatti risultati ben diversi da quelli indicati nel contratto di appalto sottoscritto tra i due: l’elemento più importante, che contraddistingue l’appalto e che è risultato completamente assente in questo specifico caso, ha riguardato l’autonomia organizzativa dell’appaltatore pakistano, che peraltro non possedeva alcun potere direttivo sui suoi “dipendenti”, i quali utilizzavano dispositivi e attrezzature anche fornite dalla società agricola.
Da queste premesse, i finanzieri hanno quindi potuto procedere alla segnalazione alla Procura della Repubblica di Treviso sia dell’imprenditore di origini pakistane sia del legale rappresentante della società agricola per l’ipotesi di reato, appunto, di appalto illecito.
Le indagini della Guardia di Finanza ora proseguiranno per comprendere meglio tutti i dettagli del caso.



