Andrea Martella, segretario regionale del Partito Democratico del Veneto, commenta la scelta del centrodestra in vista delle elezioni regionali
“Alla fine i partiti della maggioranza ce l’hanno fatta. Dopo mesi di trattative, rinvii e comizi in altre regioni, il centrodestra è riuscito a partorire il nome del suo candidato presidente anche in Veneto – dichiara in una nota il segretario -. Lo stesso di cui si parlava da mesi, ma per arrivarci è servito un pellegrinaggio tra Roma, le Marche e la Calabria. Alla faccia dell’autonomia”.
“E l’autonomia – prosegue Martella – è solo uno dei tanti esempi delle incompiute che la giunta uscente lascia in eredità. Dopo quindici anni consecutivi di Zaia e trent’anni di centrodestra al potere, troppi nodi restano irrisolti. A otto anni dal referendum, l’autonomia è ancora ferma. Le imprese lamentano la mancanza di dialogo e di pianificazione, mentre la sanità pubblica mostra segni di crisi, tra carenze di personale e liste d’attesa infinite”.
Il segretario Pd critica inoltre i ritardi e le divisioni interne alla coalizione avversaria. “Il Veneto – sottolinea – è stato tenuto in ostaggio per mesi dai litigi del centrodestra, che ha atteso l’esito delle elezioni nelle Marche e in Calabria prima di decidere chi candidare qui. È una mancanza di rispetto verso i cittadini, le famiglie e le imprese che chiedono certezze e visione“.
“Noi – conclude Martella – siamo in campo da mesi con Giovanni Manildo, una coalizione larga e unita, un programma condiviso e oltre duecento incontri sul territorio. Il centrodestra arriva in ritardo, ma il Veneto ha bisogno di una svolta, non di continuità”.



