Domenica 5 ottobre nella sala Anziani di Palazzo Moroni, appuntamento con “Incontriamo Giulia Bigolina. Scoperta e riscoperta di una scrittrice del Cinquecento”
Il Cinquecento italiano è stata un’epoca di profonda fioritura dal punto di vista letterario: di quel periodo sono le grandi opere politiche di Machiavelli e cavalleresche di Ariosto e Tasso, ma anche il famoso Galateo di Giovanni Della Casa e la questione della lingua, portata avanti in trattati come le Prose della volgar lingua di Pietro Bembo. Insomma, il Rinascimento italiano ha lasciato grandi segni nella storia della nostra cultura, con nomi roboanti e rinomati.
Vi sono però nomi (e opere) di cui i più non sanno nulla. Storie di vita lasciate dimenticare dal tempo, nonostante la grande importanza che ricoprono. Una di queste, è la storia di Giulia Bigolina, scrittrice del Cinquecento nota per essere stata la prima e unica donna del Rinascimento a scrivere un romanzo, intitolato Urania, che il Comune di Padova si appresta ora a riportare in auge con un appuntamento a Palazzo Moroni: presso la Sala Anziani, infatti, domenica 5 ottobre alle ore 16 si terrà “Incontriamo Giulia Bigolina. Scoperta e riscoperta di una scrittrice del Cinquecento”.

L’incontro pubblico si svolgerà come racconto a due voci con Roberta Lamon, studiosa di storia locale, ed Elisa Roman, docente di lettere, con letture a cura della giornalista Barbara Ammanati. L’appuntamento, promosso dalla Commissione Pari Opportunità e dall’Assessorato alle Politiche di Genere e Pari Opportunità del Comune di Padova, si inserisce nella rassegna La Fiera delle Parole.
La storia di Giulia Bigolina, unica romanziera del Rinascimento
L’opera di Giulia Bigolina affronta con coraggio il tema del riconoscimento dell’intelletto femminile, oltre forme e stereotipi, e conduce con forza verso il principio di uguaglianza di genere. La sua biografia, presentata dal Comune di Padova, è risultata vincitrice dell’avviso pubblico “L’Italia delle donne”, promosso dal Dipartimento per le Pari Opportunità, nella categoria “Donne di penna”, per l’individuazione di figure femminili che hanno istituito un legame significativo con il territorio e che meritano di essere sottratte all’oblio e di far parte della memoria nazionale. La cerimonia di premiazione si è svolta lo scorso 7 marzo a Roma al Maxxi.
Giulia Bigolina, originaria di Padova, fu l’autrice non solo dell’unico romanzo in prosa scritto da una donna nel Rinascimento, Urania, nella quale si contiene l’amore di una giovine di tal nome, composto intorno al 1556-1558, ma anche dell’unica novella del periodo, Giulia Camposampiero e Tesibaldo Vitaliani.
La biografia di Giulia Bigolina
Le notizie sulla vita di Giulia sono estremamente scarse e confuse. La scrittrice apparteneva ad una famiglia molto antica: i Bigolin sono nominati in un documento del 1297, mentre nel 1420 sono iscritti nella Lista dei nobili della città di Padova e considerati tra gli aristocratici più apertamente filoveneziani.
Giulia fu in contatto con i prestigiosi circoli culturali della sua città. Verso il 1550, Padova era infatti sede di una ricca vita intellettuale, il suo Studio aveva i più famosi matematici e dottori in diritto civile e canonico e la facoltà di medicina vantava nomi come Vesalio e Falloppio. Nel 1540 Daniele Barbaro, Sperone Speroni e Domenico Varchi avevano fondato l’Accademia degli Infiammati, che annoverava tra i suoi membri anche Pietro Aretino, Tiziano, Marco Mantoa Benavides e Alessandro Piccolomini. Gli Infiammati produssero un buon numero di novelle e tra essi compare anche quel Bartolomeo Salvatico, giureconsulto amato da Giulia e al quale dedicò il romanzo Urania. Giulia fu dunque in contatto con le personalità più in vista del suo tempo, fu amica di Sperone Speroni, di Tiziano e di Pietro Aretino, con il quale intrattenne un breve scambio epistolare.
Lo studio di Urania: un “romanzo psicologico” ante litteram
Il testo di Urania è stato accuratamente studiato da Valeria Finucci, che lo descrive come “un romanzo psicologico di 309 pagine manoscritte, più una lunga introduzione dedicatoria di 41 pagine”, indirizzata a Bartolomeo Salvatico. La storia narrata è ben congeniata e adatta a suscitare l’interesse dei lettori, ma contiene anche un messaggio più complesso.
Secondo quanto asserito nella stessa lettera dedicatoria al Salvatico, la ragione che aveva indotto Giulia a comporre questo romanzo era il desiderio di donare al suo amato un frutto del proprio ingegno che la ricordasse a lui, dopo morta, meglio di un ritratto.
Per partecipare all’incontro organizzato dal Comune di Padova, maggiori informazioni sono disponibili sul sito.



