Pubblicato il report di Veneto Lavoro sui “Licenziamenti e percorsi lavorativi in Veneto”, Mantovan: “La nostra missione è chiara: fare del Veneto una regione in cui il lavoro non solo c’è, ma è anche un motore di crescita personale e sociale”
In Veneto la situazione occupazionale è stabile. Lo confermano i dati dell’ultimo report di Veneto Lavoro sui “Licenziamenti e percorsi lavorativi in Veneto”, che evidenzia come il fenomeno sia ormai molto ridimensionato rispetto al passato: dai quasi 60mila casi del 2012, infatti, si è scesi stabilmente sotto le 35mila unità nell’ultimo triennio, pari a una quota minoritaria delle cessazioni complessive.
“Il Veneto continua a distinguersi per la sua vitalità occupazionale e i numeri ci dicono che la nostra Regione tiene, anzi cresce: i licenziamenti calano e sempre più lavoratori scelgono nuove opportunità – commenta l’assessore regionale al Lavoro, Valeria Mantovan –. È la conferma che il nostro mercato del lavoro è vivo, dinamico e capace di adattarsi ai cambiamenti. La vera sfida ora è trasformare ogni momento di difficoltà in una possibilità di crescita e di rilancio garantendo percorsi rapidi ed efficaci di reinserimento per chi un lavoro lo perde”.

Licenziamenti in Veneto: i numeri
“A fronte di un incremento dei rapporti di lavoro nel corso dell’ultimo decennio, il volume
complessivo dei licenziamenti ha indubbiamente registrato una significativa riduzione rispetto ai livelli
particolarmente elevati raggiunti durante la crisi economico-finanziaria del 2008″, si legge nel report di Veneto Lavoro.
Prendendo in considerazione esclusivamente i rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato, si conferma – e in parte si accentua – la tendenza alla progressiva riduzione del flusso dei licenziamenti. Dopo aver toccato i livelli massimi nel periodo 2009-2014, si è registrata una diminuzione sia nel numero assoluto dei licenziamenti, sia nella loro incidenza rispetto al totale delle cessazioni contrattuali.
In particolare, negli ultimi tre anni, il peso dei licenziamenti si è mantenuto su livelli particolarmente bassi, attestandosi intorno al 15%, un valore più che dimezzato rispetto alla quota elevata osservata nel triennio 2012-2014.

Le motivazioni dei licenziamenti
Tra le motivazioni di carattere economico, la motivazione prevalente dei licenziamenti riguarda la volontà del datore di lavoro, in riferimento a procedure individuali (anche plurime) nel caso di oggettive difficoltà o necessità aziendali, nonostante nel corso degli anni questi licenziamenti (particolarmente numerosi nel 2012) siano gradualmente diminuiti nel corso degli anni. Tuttavia, continuano comunque a rappresentare la principale tipologia di licenziamento.
Le procedure di licenziamento collettivo, ammesse per le aziende con più di 15 dipendenti che superano
determinate soglie di esuberi, rappresentano invece una parte minoritaria del complessivo numero delle conclusioni contrattuali dal tempo indeterminato. “Anche in questo caso, il flusso annuo è in progressiva diminuzione dopo il picco particolarmente elevato del 2014”, evidenzia Veneto Lavoro.
Per quanto riguarda i licenziamenti disciplinari invece, è stato rilevato un peculiare incremento a partire dal 2015, contestualmente all’applicazione delle modifiche normative introdotte dal Jobs act. Nel 2024 i licenziamenti disciplinari sono stati circa 7.400: quasi il doppio di quelli registrati nel 2015.

“Nel corso dell’ultimo triennio, dopo un parziale recupero, i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo sono stati mediamente circa 16mila l’anno“, si legge nel report di Veneto Lavoro. Di questi, quelli legati alla cessazione dell’attività aziendale, in progressiva diminuzione, sono circa 1.500.
Dimissioni volontarie in aumento, ma resta il nodo della ricollocazione
Crescono le dimissioni volontarie, testimonianza di una mobilità occupazionale sempre più legata a scelte consapevoli e a nuove prospettive professionali. Tuttavia, resta il nodo della ricollocazione post licenziamento: solo 1 su 10 tra i lavoratori licenziati riesce a ricollocarsi entro il primo mese, mentre circa il 30% non trova un nuovo impiego in Regione nemmeno dopo un anno.
Proprio su questo fronte la Regione Veneto intende rafforzare il proprio impegno. “Non possiamo permetterci che tante persone restino ai margini del mercato del lavoro per periodi così lunghi – ha sottolineato Mantovan –. Per questo la Regione continuerà a rafforzare le politiche attive, i servizi per l’impiego e gli strumenti di formazione e riqualificazione. Basti pensare alle nuove campagne che abbiamo lanciato da poco proprio sui servizi, gratuiti, offerti dai Centri per l’Impiego diffusi capillarmente su tutto il territorio regionale. Il lavoro è dignità, futuro e libertà: accompagnare i cittadini nei momenti di difficoltà è un dovere a cui non intendiamo e non possiamo sottrarci“.
“Il messaggio che voglio dare ai lavoratori e alle imprese – ha concluso l’assessore – è che il Veneto c’è: siamo una terra che produce occupazione e sa innovare, ma dobbiamo fare squadra per garantire che ogni persona che attraversa una fase di crisi possa contare su strumenti concreti per ripartire. Siamo un laboratorio di resilienza, capace di guardare avanti e di trasformare i dati in azioni concrete. La nostra missione è chiara: fare del Veneto una regione in cui il lavoro non solo c’è, ma è anche un motore di crescita personale e sociale”.


