A causa del caro-scuola, il ritorno sui banchi comporta un salasso per le famiglie: servono borse di studio, libri gratuiti e trasporti
Oggi è cominciato ufficialmente il nuovo anno scolastico 2025/2026. Tra cerimonie di inaugurazione e la gioia degli studenti che si affacciano ad un nuovo inizio, la consigliera regionale del Partito democratico del Veneto Anna Maria Bigon pone l’accento sul problema del caro-scuola, ovvero sui costi sempre più proibitivi che l’istruzione comporta.
Il ritorno sui banchi infatti, “comporta un vero e proprio salasso per le famiglie venete, tanto da costringere molti a ricorrere a un prestito – afferma la consigliera in un nota -. Non possiamo accettare che studenti e giovani adulti siano costretti a indebitarsi per proseguire gli studi”.
Secondo l’osservatorio nazionale di Federconsumatori, la spesa media per il corredo scolastico nel 2025 ha raggiunto i 658 euro a studente, con un rincaro del +1,7% rispetto allo scorso anno. Allo stesso tempo, crescono i prestiti per far fronte ai costi dell’istruzione.
Negli ultimi 12 mesi infatti, secondo un’analisi di Facile.it e Prestiti.it, oltre 370 milioni di euro sono finiti in prestiti per scuola, università e formazione, con unincremento del +15% rispetto all’anno precedente. “I numeri confermano la gravità del fenomeno – prosegue Bigon -. Una domanda su tre arriva da under 30, segno che questo peso grava ormai anche sugli studenti e sui giovani adulti”.
“È assurdo – aggiunge la consigliera – che nel 2025 l’accesso all’istruzione sia ancora ostacolato da barriere economiche. La Regione deve fare la sua parte con misure concrete: borse di studio integrali e puntuali per tutti gli aventi diritto; libri di testo gratuiti o in comodato per le famiglie in difficoltà ; tariffe agevolate per i trasporti scolastici; detrazioni fiscali più efficaci e immediate; più fondi regionali per il diritto allo studio e investimenti nei servizi pubblici legati alla scuola”.
“L’istruzione deve tornare a essere un diritto universale, non un privilegio. Non possiamo permettere che il futuro dei nostri ragazzi venga deciso dalla capacità economica delle loro famiglie“, conclude Bigon.



