Individuato nel kiwi l’acido chinico, un metabolita naturalmente presente nel frutto e capace di esercitare effetti benefici sull’attività cerebrale con una potenziale azione antidepressiva
“Una mela al giorno toglie il medico di torno”, recitava il detto. Ora però potrebbe esserci un altro frutto da inserire nella lista degli alleati vegetali per prevenire e contrastare l’insorgere di specifiche patologie: è il kiwi.
A rilevarne l’effetto benefico sull’organismo è stato uno studio scientifico condotto dall’Università di Verona e finanziato dalla Regione Veneto, che ha permesso di individuare nel kiwi l’acido chinico, un metabolita naturalmente presente nel frutto, capace di esercitare effetti benefici sull’attività cerebrale con una potenziale azione antidepressiva.
L’azione antidepressiva del kiwi: una scoperta che parte dal 2013
La scoperta nasce da un percorso iniziato nel 2013, quando la Regione ha incaricato le Università di Padova e Verona di caratterizzare i principali prodotti orticoli e frutticoli del territorio. Nel corso del progetto, attraverso analisi di tipo metabolomico condotte sui frutti di kiwi messi a disposizione dalle organizzazioni di produttori del territorio, l’ateneo veronese aveva rilevato l’inaspettata e sorprendente presenza nel frutto di quantità considerevoli di sostanze potenzialmente psicoattive, quali triptamina e serotonina.
Da qui la volontà della Regione Veneto di sostenere una seconda ricerca dell’Università di Verona, vedendo le grandi potenzialità nel processo di valorizzazione e marketing dei kiwi, oltre al conseguente aumento del loro consumo in grado di portare effetti rilevanti sul benessere dell’uomo. L’Università di Verona ha così utilizzato due test comportamentali in modelli animali suscettibili alla depressione e, attraverso analisi su larga scala, ha valutato l’attività antidepressiva del kiwi ed identificato i fitocomposti bioattivi del frutto responsabili di tale effetto.
La scoperta: tutto merito dell’acido chinico
L’approccio dell’Università di Verona ha portato quindi all’identificazione dell’acido chinico, una sostanza comune nei frutti ma eccezionalmente abbondante proprio nel kiwi, quale metabolita capace di raggiungere rapidamente il cervello e di esercitare un effetto antidepressivo in sinergia con altri metaboliti del frutto che agiscono come co-fattori, aumentando così i livelli di questa molecola sia nel sangue che nel cervello e confermando la sua capacità di attraversare la barriera emato-encefalica.
I risultati di questa ricerca sono stati brevettati e ora, in aggiunta alla possibilità di utilizzare una dieta ricca di frutti e di kiwi per coadiuvare le terapie antidepressive, si può infatti anche pensare allo sviluppo di specifici integratori alimentari basati su kiwi ed acido chinico.
“L’interconnessione tra nutrizione e disturbi dell’umore, evidenziata dalle analisi di UniVr, apre un nuovo capitolo nel rapporto tra alimentazione, benessere e sostenibilità – ha affermato l’assessore all’Agricoltura, Federico Caner -. La Regione del Veneto con questo risultato conferma la validità di una strategia che guarda alla ricerca come leva per valorizzare le produzioni tipiche, sostenere la biodiversità mediterranea e garantire un futuro più competitivo e sostenibile alle imprese agricole del territorio“.

Caner: “Eccellenza agricola che si conferma anche risorsa per la salute”
Una buona notizia per la salute insomma, ma anche per il territorio veneto: nel 2023, erano infatti 2.726 gli ettari di superficie investiti a kiwi in Veneto. Secondo i dati di Veneto Agricoltura, gli impianti di actinidia sono situati per il 76% circa nella provincia di Verona (2.075 ettari), seguita da Treviso (300 ettari) e Rovigo (183 ettari). La produzione raccolta di kiwi in Veneto nel 2024 è stata di 44.678 tonnellate, in crescita del 35,9% rispetto al 2023.
“Questa scoperta scientifica rappresenta una straordinaria opportunità per i nostri produttori – sottolinea Caner –. Il kiwi del Veneto non è soltanto un’eccellenza agricola dal punto di vista qualitativo, ma si conferma anche una risorsa per la salute e il benessere delle persone. L’investimento della Regione nella ricerca si traduce così in uno strumento di valorizzazione concreta delle nostre produzioni, rafforzando la competitività delle imprese agricole e aprendo nuovi scenari di mercato, a tutela del reddito dei produttori e della salute dei consumatori“.



