Psicologi veneti chiedono alla Regione di intervenire: “Servono più prevenzione, attenzione ai minori e riconoscimento del ruolo degli psicologi“
L’Ordine degli Psicologi del Veneto esprime perplessità sul nuovo Piano di Azione per la Salute Mentale 2025–2030, pur accogliendo positivamente il riferimento al modello bio-psico-sociale, basato su un approccio integrato e centrato sui cittadini.
Secondo l’ordine, però, molti contenuti del piano rischiano di rimanere solo sulla carta. La visione generale sarebbe troppo sbilanciata sulla psichiatria, trascurando la prevenzione e il contributo degli psicologi. “Una deriva psichiatrizzante” – la definisce il consiglio dell’ordine – che potrebbe dipendere anche dal mancato coinvolgimento della categoria degli psicologi nella stesura del documento.
Critiche anche al linguaggio adottato nel piano, che divide nettamente tra medici e non medici, e alla centralità attribuita ai centri di salute mentale, a scapito di una vera rete territoriale integrata.
L’ordine si oppone inoltre ai cambiamenti previsti per i consultori familiari, in particolare per quanto riguarda le richieste dell’autorità giudiziaria. Questi dovrebbero restare luoghi di prevenzione e non trasformarsi in centri peritali.
Altro punto critico riguarda l’infanzia e l’adolescenza: il piano non prevede interventi strutturati per queste fasce d’età, ma solo il passaggio ai servizi per adulti.
Preoccupazione anche per il futuro dello psicologo delle cure primarie: secondo l’ordine, ricondurlo sotto i dipartimenti di salute mentale snatura il suo ruolo, che oggi è fondamentale nelle case di comunità accanto a medici e pediatri.
In Veneto lavorano oltre 12mila psicologi: per questo l’ordine regionale chiede alla Regione di farsi portavoce di una revisione del piano più equilibrata e realmente orientata al benessere psicologico e alla prevenzione.


