La lotta alla corruzione ha portato al sequestro dei beni di una nota famiglia criminale albanese della città di Elbasan
La Procura della Repubblica di Verona e la Procura speciale contro la corruzione e il crimine organizzato dell’Albania-Spak hanno coordinato un’articolata indagine transnazionale. L’indagine ha portato oggi al sequestro preventivo di beni per un valore complessivo di quattro milioni di euro riconducibili a una nota famiglia criminale albanese della città di Elbasan.
Secondo le indagini, il gruppo è responsabile di aver reimpiegato nell’economia scaligera profitti derivanti dall’importazione in Europa di ingenti quantitativi di cocaina dal Sud America. L’operazione ha riguardato disponibilità finanziarie, quote societarie, immobili e fabbricati intestati a prestanome, connessi a condotte di reimpiego e auto-riciclaggio.
Gli agenti hanno sequestrato un complesso immobiliare a Nogarole Rocca e un edificio a Verona composto da oltre 30 unità immobiliari, affittati a terzi ignari. L’attività è stata svolta in collaborazione con la Procura speciale albanese Spak, l’ufficio dell’esperto per la sicurezza dell’ambasciata italiana a Tirana, il Servizio centrale investigazione criminalità organizzata della Guardia di Finanza e grazie a una squadra investigativa comune Italia-Albania.
Le indagini hanno permesso di ricostruire il passaggio di ingenti flussi finanziari dall’Albania all’Italia, attraverso una società di capitali albanese riferibile a due fratelli al vertice del gruppo. Uno è latitante con mandato di cattura internazionale, l’altro è detenuto in Belgio in esecuzione di un mandato europeo in quanto mandante dell’omicidio di un rivale. I fondi, provenienti da operazioni immobiliari anomale e attività illecite, venivano reimpiegati nel mercato immobiliare scaligero per finalità di riciclaggio.
Le indagini hanno accertato come le ingenti somme di denaro, di origine illecita e provenienti dall’Albania, venissero impiegate nell’economia italiana quale terminale finale di una più ampia attività di riciclaggio attuata all’estero attraverso una società di capitali albanese, direttamente collegata al sodalizio criminale. In Albania sarebbero state effettuate operazioni immobiliari anomale e fittizie, con finalità dissimulatorie, che hanno consentito al clan di ripulire i proventi illeciti e reinvestirli successivamente nel settore immobiliare in Italia.
Il provvedimento di sequestro ha colpito anche patrimoni e disponibilità finanziarie intestate all’amministratore della società albanese coinvolta, a una cittadina albanese e al suo coniuge, già noto alle forze dell’ordine per precedenti in materia di stupefacenti e ritenuto uomo di fiducia dei fratelli a capo del gruppo criminale. Contestualmente sono state eseguite perquisizioni a carico dei principali indagati e dei presunti fiancheggiatori italiani, finalizzate a raccogliere ulteriori elementi probatori a sostegno delle ipotesi investigative.



