Confartigianato Imprese Veneto interviene sull’ordinanza della Regione del Veneto che, in considerazione delle ondate di caldo, impone lo stop ai lavori all’aperto nelle ore più calde della giornata.
La richiesta è però di un ripensamento più ampio dell’organizzazione del lavoro e dei contratti, anche in fase di appalto. “La salute dei lavoratori è prioritaria – sottolinea il presidente Roberto Boschetto – ma un blocco rigido degli orari tra le 12.30 e le 16 rischia di penalizzare pesantemente le piccole imprese, già alle prese con scadenze, noleggi e carenza di manodopera. Molte avevano già introdotto autonomamente misure di sicurezza, come orari flessibili, pause supplementari, idratazione continua e zone d’ombra”.

Confartigianato evidenzia che il clima è cambiato e che servono strumenti contrattuali adeguati, soprattutto in fase di gara, affinché la corresponsabilità del committente venga riconosciuta e i costi non ricadano solo sulle imprese.
“Non tutti i cantieri sono uguali – aggiunge Thomas Fantin, presidente della Federazione Edilizia – e dove esistano alternative sicure, come spostamenti in aree ombreggiate o attività interne, le imprese devono poter proseguire. La sicurezza è fondamentale, ma non può significare blocco totale quando esistono soluzioni praticabili”.

L’associazione sottolinea inoltre che sono previsti ammortizzatori per le imprese: cassa integrazione per l’edilizia sopra i 35 gradi percepiti e fondi FSBA per altri settori colpiti da eventi naturali estremi. Ricorda infine che l’inadempienza può comportare anche responsabilità penali.
Confartigianato auspica che il Protocollo nazionale in firma al Ministero del Lavoro tenga conto delle esigenze operative delle imprese e consenta un’applicazione flessibile delle misure, calibrata caso per caso.



