Ieri pomeriggio il 43enne è stato sorpreso a spacciare, ha cercato poi di fuggire gettandosi nel fiume dove rischiava di annegare
Ieri pomeriggio, la polizia ha effettuato un controllo a seguito di alcune segnalazioni che denunciavano la presenza di spacciatori nella zona del Lungargine Rovetta, nei pressi del “Giardino Giusti nel Mondo”, a Padova.
Gli agenti si sono appostati lungo l’argine e verso le ore 15 hanno visto un uomo scambiare qualcosa con un passante. L’uomo è un tunisino di 43 anni, irregolare in Italia e già più volte arrestato dal 2006 a oggi per reati inerenti agli stupefacenti. Il passante, successivamente controllato dai poliziotti, ha ammesso di aver comprato dal tunisino due dosi di eroina per 40 euro.
Gli agenti hanno pertanto deciso di controllare il 43enne che in un primo momento sembrava accettare il controllo. Appena gli agenti hanno chiesto i documento però, l’uomo ha iniziato a correre, gettando in acqua un involucro grande quanto una pallina di tennis. Subito dopo, nel tentativo di sfuggire agli agenti, si è gettato in acqua anche lui.
Dopo aver nuotato una decina di metri, gli agenti vedevano il fuggitivo sempre più affannato e in difficoltà. Giunto al centro del fiume infatti, l’uomo si è bloccato e ha iniziato a chiedere aiuto annaspando.
Il capo pattuglia a quel punto ha deciso di intervenire, gettandosi in acqua a sua volta per salvare il cittadino tunisino. Con molte difficoltà, l’agente è riuscito a portare in salvo sulla riva il fuggitivo per poi risalire sull’argine grazie all’intervento della squadra.
I poliziotti sono poi riusciti a recuperare anche l’involucro gettato in acqua poco prima, contenente circa 30 grammi di eroina divisa in dosi identiche alle due spacciate poco prima. A seguito dei controlli inoltre, gli agenti hanno scoperto che l’uomo ha usato 6 “alias” diversi nel corso degli anni, ovvero generalità diverse per sfuggire all’identificazione.
Gli agenti hanno trattenuto il 43enne presso le camere di sicurezza della questura per poi portarlo davanti al giudice per la convalida dell’arresto. L’arrestato attenderà in un Cpr(Centro di permanenza per il rimpatrio) fino all’allontanamento definitivo del territorio nazionale.


