Piccinini ricorda la strage del 23 maggio 1992 e l’importanza della memoria quotidiana come strumento di rispetto e educazione
Il 23 maggio 1992 avviene, nei pressi di Capaci, l’attentato mafioso al giudice Giovanni Falcone. Sotto un tratto dell’autostrada A29 gli attentatori collocarono una carica esplosiva di oltre 500 chilogrammi. Al passaggio dell’auto del giudice la bomba esplose, causando la morte di Falcone, della moglia Francesca Morvillo e degli agenti della scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani.
“A trentatré anni da quella che rimane una delle pagine più drammatiche della nostra storia, ricordo il sacrificio di Falcone e dei suoi collaboratori, sottolineando quanto sia fondamentale trasmettere la memoria di quei fatti anche alle nuove generazioni”, commenta in una nota il consigliere regionale del Veneto Tomas Piccinini (Veneta Autonomia).
“Il 23 maggio non è solo una data da commemorare, ma un simbolo della lotta per la legalità – ribadisce il consigliere -. La strage di Capaci fu uno spartiacque per la coscienza civile del nostro Paese. Colpì al cuore lo Stato e rese visibile, anche a chi per troppo tempo aveva preferito ignorarla, la violenza brutale della mafia e il prezzo pagato da chi aveva scelto di contrastarla a viso aperto”.
“È importante – sottolinea Piccinini – portare avanti una memoria attiva e quotidiana, che vada oltre la ricorrenza e si traduca in comportamenti concreti: ricordare Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli uomini della scorta non può limitarsi a un momento annuale. La memoria deve diventare un esercizio civile quotidiano, fatto anche di piccoli gesti, di scelte coerenti e responsabili, specialmente nel contesto educativo. È fondamentale che i più giovani non avvertano questi fatti come distanti, ma ne comprendano l’impatto e il significato profondo”.
“La memoria è la forma più autentica e profonda di rispetto. Solo se continueremo a coltivarla ogni giorno potremo dire di essere davvero dalla parte giusta, quella della legalità”, conclude Piccinini.


