La burocrazia italiana costa ogni anno almeno 80 miliardi di euro alle piccole e medie imprese (PMI), di cui 10 miliardi solo in Veneto.
È quanto emerge da un’analisi dell’Ufficio Studi della Cgia di Mestre, che denuncia l’impatto di un sistema normativo complesso e farraginoso sul tessuto produttivo regionale, composto in larga parte da microimprese.
Lentezze, moduli da compilare, timbri, code agli sportelli: sono queste le incombenze quotidiane che sottraggono tempo e risorse agli imprenditori. Nonostante il Veneto possa vantare una Pubblica amministrazione (Pa) di qualità, soprattutto in settori come sanità, ricerca, università e sicurezza, la complessità normativa e la scarsa digitalizzazione restano nodi irrisolti.
Secondo la Cgia, i tempi per il rilascio di permessi e autorizzazioni in Italia sono tra i più lunghi d’Europa. La conseguenza è che le imprese devono dedicare personale specifico agli adempimenti burocratici: un’indagine della Banca Europea degli Investimenti rivela che il 90% delle aziende italiane impiega risorse umane per gestire gli obblighi normativi, il dato peggiore tra i big dell’UE. In Italia, il 24% delle imprese coinvolge oltre il 10% del personale in tali attività, contro una media europea del 17%.
Un segnale positivo arriva dal governo, che ha avviato un processo di semplificazione con un disegno di legge, approvato lo scorso aprile, che prevede l’abrogazione di oltre 30.700 norme risalenti al periodo tra il 1861 e il 1946. La misura, una volta definitiva, ridurrà del 28% il totale delle norme in vigore.Non mancano poi i dati comparativi con l’Europa sulla qualità della Pa: l’indice EQI 2024 dell’Università di Göteborg posiziona il Veneto al 130° posto su 210 regioni europee. Una performance non brillante, ma migliore rispetto a molte regioni italiane del Sud, con Sicilia, Molise, Calabria e Puglia agli ultimi posti della classifica continentale.Il divario territoriale evidenziato dallo studio dimostra come l’efficienza della Pa resti una sfida cruciale per lo sviluppo economico e per la competitività delle imprese italiane. La Cgia sottolinea infine la necessità di proseguire con determinazione nel percorso di semplificazione e digitalizzazione, affinché le PMI possano liberare energie da destinare alla produzione e all’innovazione.



