Lo studio di Confartigianato Imprese Veneto: balzo in avanti dell’export Made in Veneto, anche se permangono le incertezze legate alla complessa situazione geopolitica internazionale
Nel quinquennio 2019-2024 il comparto dell’artigianato manifatturiero veneto ha perso 3.919 imprese. È il dato allarmante che emerge dall’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Veneto, che ha voluto verificare i parametri vitali del Made in Veneto, basandosi sui dati raccolti da Unioncamere-InfoCamere.
“Il tessuto produttivo del Veneto, storicamente fondato sulla piccola impresa e sulla filiera corta, sta vivendo una transizione difficile – spiega infatti Roberto Boschetto, presidente di Confartigianato Imprese Veneto –. A pesare sono stati in questi anni l’aumento dei costi energetici e delle materie prime, la burocrazia, la difficoltà di trovare manodopera qualificata e un ricambio generazionale sempre più complicato. Ma il dato del 2024 racconta anche una discontinuità profonda: il rischio che il Made in Italy si svuoti del suo cuore artigiano. Stiamo perdendo competenze, la migrazione verso l’industria è preoccupante“.

Made in Veneto, i dati preoccupanti dalle imprese artigiane
Dal punto di vista delle imprese artigiane, nell’arco di cinque anni (2019-2024), si è passati da 29.684 a 25.765 attività, con un calo del 13,2%. Il Made in Veneto ha visto una variazione di oltre il -15% in numerosi settori, primi fra tutti quello dei macchinari (-21,9%), della moda (-18,5%), dell’elettronica (-17,2%) e quello del legno e dell’arredo (-16,7%).
In 5 anni, insomma, il comparto ha perso 3.919 attività. Un trend che, nonostante la ripresa post-Covid, non accenna a fermarsi. Nel 2023 le imprese artigiane si erano attestate a 26.804 unità, ma in un anno il comparto ha perso il 3,9%, fermandosi a 25.765 aziende: in 12 mesi, dunque, 1.039 attività hanno chiuso i battenti, con una media di 2.8 imprese che abbassano le serrande ogni giorno. Il dato ricalca di fatto la dinamica nazionale di produzione manifatturiera: il made in Italy in un anno ha perso il 4,2 %, con solo il settore alimentare ancora in positivo (+3,1%).
In testa alle province con la maggior perdita di imprese artigiane, vi è la provincia di Rovigo (-18,8%), seguita da Belluno (-17,9%). Al terzo posto, pari merito, Padova e Verona (-13,8%), anche se, va sottolineato, tutte le province del Veneto vedono perdite in termini di imprese superiori al 10%.
Colpisce il dato legato alle competenze: gli addetti del made in Veneto sono aumentati dell’1,6% in totale, ma per quanto riguarda l’artigianato sono in calo del 13,6%: si è passati infatti da 120.893 adetti nel 2019 a 104.405 nello scorso anno. Il dato è pienamente in linea con quello delle imprese e, anche in questo caso, Rovigo resta in testa (-17,4% del personale), ma al secondo posto si trova Padova (-15,2%). Anche in questo caso, va sottolineato che in tutte le province del Veneto si osservano perdite superiori al 10%.
Il Made in Veneto vale 77milioni di euro: in 5 anni + 22%
Se il Made in Veneto frena in termini di prodotto immesso sul mercato (in 5 anni infatti, come si è detto, il comparto ha perso il 13,2% delle imprese), parallelamente l’export dimostra una vitalità importante con un +22,4% rispetto al pre-Covid per un valore di volumi esportati pari a 77.672 milioni di euro, contro i soli 63.444 milioni del 2019. A fare da traino il comparto gioielleria, bigiotteria, pietre preziose con un 73,7%, seguite da alimentari e bevande (41,1%), elettronica e informatica (33,3%) e altro manifatturiero come l’occhialeria (30,4%).
“Se guardiamo all’export – spiega Boschetto –, i dati sono confortanti e in continua crescita, insomma le imprese artigiane che hanno resistito sono evolute, hanno cambiato pelle”. Per il presidente di Confartigianato Imprese, dunque, “questo è un momento di grande evoluzione del settore: meno imprese, ma più competitive, innovative e capaci di affermarsi sui mercati internazionali. Le imprese che hanno resistito alla crisi hanno saputo evolversi, puntando su innovazione, qualità, digitalizzazione e valorizzazione dell’identità Made in Italy”.
Un vero e proprio “effetto selezione”, insomma, che ha lasciato sul campo realtà più strutturate, competitive e capaci di affrontare con successo anche i mercati internazionali.
Tuttavia, lo scenario internazionale resta incerto: “Molte imprese esportatrici vivono con il freno a mano tirato – avverte Confartigianato – dazi, barriere commerciali e instabilità geopolitica ingessano la programmazione e costringono a posticipare gli investimenti mettendo così a rischio la competitività di filiere altamente specializzate“.



