Le rubano la carta di credito mentre attende di riceverla per posta e le sottraggono circa 4 mila euro
Il furto della carta di credito è avvenuto mentre la vittima, un’impiegata mestrina di origini iraniane, aspettava che le venisse consegnata a casa. Con tre prelievi al bancomat e sei pagamenti pos le sono stati sottratti tutti i soldi che aveva in contro, per un totale di circa 4 mila euro.
I truffatori sono riusciti a effettuare tre prelievi in un atm di Verona, intascando prima 150, poi 450 e infine 360 euro per un totale di 960 euro. Subito dopo, in pochi minuti sono stati effettuati 5 pagamenti di 600 euro e un altro da 500.
La donna non si è arresta davanti ad una frode che la vede parte lesa e senza alcuna responsabilità . Così, in una prima fase, ha ottenuto da Postepay Spa un rimborso parziale di 1.930 euro, corrispondenti alla metà di quanto le è stato rubato.
Ora, tramite Adico (Associazione difesa consumatori) la vittima chiede la restituzione anche dell’altra metà della cifra, contestando all’azienda di non aver commesso alcuna leggerezza nella gestione della propria carta di credito ricaricabile.
Effettivamente, secondo quanto riferito all’ufficio legale dell’associazione, la sottrazione del denaro è avvenuta tramite una carta che non è mai entrata in possesso della vittima. Secondo quanto raccontato dalla stessa, la sua Postepay era stata rinnovata e la donna attendeva dunque l’arrivo della carta nuova direttamente a casa sua.
Postapay, di fronte alle contestazioni dell’impiegata mestrina, ha subito riconosciuto le proprie colpe, ma solo in parte. Infatti, nonostante la vittima abbia riportato di aver tenuto un comportamento diligente e tutte le misure per garantire la riservatezza delle proprie credenziali, Postepay ha accordato un rimborso parziale di circa 2 mila euro.
Un caso di social engineering
L’azienda ha per ora confermato la propria posizione: il rimborso non sarà integrale. Infatti, risponde Postepay, “le operazioni di pagamento disconosciute possono essere state eseguite unicamente dal legittimo titolare dello strumento di pagamento stesso, ossia l’unico in possesso di tutti gli elementi di autenticazione necessari, consentendo quindi l’esecuzione delle transazioni con intento fraudolento”.
“Di fronte all’analisi della documentazione emerge – spiega Postepay – che la truffa in esame sarebbe stata realizzata con il contestuale utilizzo delle tecniche del cosiddetto social engineering e boxing”.Â
Si tratta di una truffa in cui il titolare della carta viene contattato da un falso addetto dell’intermediario il quale, essendo in possesso dei dati personali si guadagna la fiducia estorcendogli i codici personali di sicurezza (social engineering) poi i truffatori intercettano e rubano la carta spedita nell’ambito del processo di rinnovo (boxing).
“La risposta dell’azienda ci crea molti dubbi e domande – commenta Carlo Garofolini, presidente dell’Adico – e rafforza la nostra richiesta. In primo luogo non ci risulta sia avvenuto alcun contatto fra la nostra assistita e qualche sedicente addetto di Postepay. In secondo luogo l’azienda conferma la modalità di invio per Posta della carta. Il fatto che possa venire intercettata da un malvivente mostra tutti i limiti di tale modalità . Anche solo per questo motivo, secondo noi, dovrebbe essere riconosciuto un rimborso totale alla nostra assistita“.



